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Dopo Macerata, Ascoli Piceno, Civitanova e Jesi, arrivano i racconti delle mamme che hanno partorito durante la pandemia al Salesi di Ancona.

Tra chi ha scelto il Salesi negli scorsi mesi, Jessica, Mariangela, Roberta e Sofia hanno voluto raccontare la loro esperienza.


Tanta incertezza, ma alla fine la forza di affrontare tutto è dentro di noi.

Jessica Marconi è una bis mamma di Castelfidardo, che ha partorito la sua seconda bimba il 9 giugno 2020 al Salesi di Ancona.

Una scelta dovuta più che altro alla vicinanza a casa e al fatto che l’Ospedale di Civitanova, dove aveva partorito la prima volta, in quel momento fosse stato destinato ai pazienti Covid.

Come hai vissuto la gravidanza? Avevi dei timori prima di partorire?

La gravidanza di per sé molto bene, una gravidanza fisiologica senza nessun problema o anomalia dall’inizio alla fine.

Ho accusato solo molta più stanchezza rispetto alla prima gravidanza, data probabilmente dall’accudire l’altro figlio quattrenne.

Avevo un po’ di timore, sia per la gestione del primo figlio, che non ha mai dormito una notte senza di me, sia per la situazione fuori dovuta al Covid.

Anche perché all’inizio non si sapeva molto sul virus, come si diffondeva, come ci si doveva comportare.

Avevo timore di prendermi il virus e di quello che poteva comportare alla mia gravidanza.

Avevi paura di andare in ospedale per via del Covid?

Nelle prime visite preparto si, perché erano all’inizio del lockdown e ancora non c’era piena consapevolezza del virus, poi al momento del ricovero (giugno) ero più tranquilla.

I controlli li ho fatti da sola, col mio compagno che mi aspettava in macchina.

Credevo e speravo che gli orari delle visite fossero più rispettati data la situazione Covid, invece soliti ritardi.

Com’è andato il parto?

Il parto di per sé bene, parto naturale senza nessuna complicazione.

Mi hanno ricoverato la mattina verso le 8, 8.30 e mia figlia è nata alle 16.04.

Mi avevano detto che il mio compagno sarebbe potuto entrare a travaglio attivo, invece lo hanno fatto entrare praticamente al momento della fase espulsiva.

Avevo chiesto di farlo entrare al momento in cui i dolori sono iniziati ad essere molto forti, mi è stato negato.

In un quarto d’ora mia figlia è nata quindi sono praticamente stata sempre da sola fino al parto.

Poi il mio compagno è potuto rimanere un paio d’ore dopo ed è tornato a prendermi alle dimissioni.

Fiocco nascita ospedale salesi
Foto di Jessica Marconi

Ti sei sentita sostenuta in ospedale? Da quali figure?

Al momento del travaglio sono stata in stanza quasi sempre da sola, ogni tanto entrava qualcuno a chiedermi come andava.

Ho trovato comunque un’ostetrica molto gentile al momento dei forti dolori (quando mi sono ritrovata completamente sola e sono andata in crisi perché pensavo di non farcela) e del parto.

Sul post parto, invece, non ho trovato nessun sostegno, salvo qualche ostetrica/infermiera molto gentili.

Hai già avuto un altro figlio: quali differenze con l’atra esperienza?

Differenze abissali, essendo due strutture completamente diverse.

Il primo figlio è stato sempre con me, al momento della nascita abbiamo fatto il contatto pelle a pelle per ore, le ostetriche e puericultrici mi hanno sostenuto ed aiutato tantissimo con l’allattamento e la cura del bambino.

Mi sono sentita a casa, coccolata ed aiutata in tutto.

Ad ogni controllo post nascita del bambino io sono stata sempre presente e ho avuto una spiegazione a tutto.

Al Salesi, pochissimo dopo che mia figlia è nata, me l’hanno presa e riportata tutta vestita, oltre al fatto che per tutti i controlli post nascita veniva portata via dalla stanza senza di me e me la riportavano, a volte dando quasi nessuna spiegazione (ma dipende molto anche dal personale sanitario).

Mi sono sentita molto abbandonata a me stessa, anche sul discorso allattamento.

Non so se è dovuto alla struttura, al periodo delicato del Covid, o al fatto che sapevano che ero già mamma e quindi magari con meno bisogno di aiuto.

Quali misure di contenimento sono state adottate al Salesi?

Al momento del ricovero mi hanno effettuato il tampone per il Covid, e sono rimasta al terzo piano fino al momento dell’arrivo dell’esito negativo.

Ho partorito al terzo piano poi sono scesa al primo piano.

Mascherina sempre (anche al momento del parto), poi in stanza non la tenevamo (ero in stanza con un’altra ragazza).

Solo se si usciva dalla stanza per andare a fare i controlli si rimetteva la mascherina.

Eri spaventata?

Ero convinta di potercela fare benissimo da sola, ero al secondo parto quindi “preparata” da quel punto di vista.

Invece mi sono ritrovata fragile e pensavo di non farcela… mi è mancato molto il sostegno del mio compagno. E’ stato davvero difficile.

Quando avete potuto rivedere amici e parenti per far conoscere il nuovo nato?

I primi giorni dopo il parto abbiamo fatto conoscere la bimba solo ai nonni, sempre mantenendo le distanze.

Poi, approfittando dell’estate, i parenti stretti hanno potuto vedere la bimba all’esterno, sempre con cautela.

Ad oggi non siamo riusciti a farle una festa per il suo battesimo.

Ci sono state delle criticità, secondo te, nel protocollo ospedaliero del Salesi?

Credo avrebbero potuto lasciare i padri un po’ di più nel pre e nel post parto, non credo che entrare al momento del parto o qualche ora prima poteva influire su eventuali contagi.

Magari avrebbero dovuto fare il tampone anche a lui.

Anche perché, paradossalmente, il mio compagno è rimasto fuori dal reparto (ma all’interno del Salesi) per ore quindi non vedo che cosa poteva cambiare.

Quando è entrato, gli hanno solo misurato la temperatura e messo un camice, ma non gli hanno fatto cambiare la mascherina che indossava da ore.

Quali pensieri hai riguardo al futuro della vostra famiglia in questo periodo difficile?

La mia piccola, da quando è nata, ha visto quasi esclusivamente solo noi genitori e il fratello, e questo ovviamente ha comportato che adesso che interagisce ha timore degli estranei.

Cerchiamo di vivere in tranquillità e nel rispetto delle regole, aspettando tempi migliori.

Appena possibile recupereremo tutto e le faremo conoscere il mondo fuori, che nonostante tutto è meraviglioso.

Vuoi aggiungere qualcosa?

Si, noi mamme, anche quando crediamo di non farcela, troviamo sempre e comunque la forza di affrontare tutto dentro di noi, una forza che nemmeno sappiamo di avere.

Nonostante l’esperienza difficile, vedere il volto di mia figlia mi ha ripagato di tutto.

Quindi un grande in bocca al lupo a chi sta per affrontare questo viaggio meraviglioso!


Partorire in pandemia può significare partorire in solitudine

Mariangela, di Loreto, è diventata mamma per la seconda volta il 27 luglio 2020 al Salesi di Ancona.

Avevi dei timori prima di partorire?

Avevo paura dell’intervento e poi avevo anche paura di andare in ospedale per via del Covid.

Com’è andata con i controlli preparto?

Sono stata sempre da sola.

Com’è andato il parto?

Non bene, non riuscivano a farmi l’anestesia e la bambina ha avuto dei problemi respiratori finendo in tin.

Ho potuto vedere mio marito solo 2 ore dopo il cesareo.

Ti sei sentita sostenuta in ospedale? Da quali figure?

Assolutamente no, mi sono sempre sentita sola.

Hai già avuto un altro figlio: quali differenze con l’atra esperienza?

Le ostetriche erano più presenti e mi hanno sostenuta con l’allattamento cosa che non è successa con il secondo figlio infatti non sono riuscita ad allattare.

Quali misure di contenimento sono state adottate al Salesi?

Ho fatto il tampone due giorni prima del ricovero.

Eri spaventata?

Sì perché sapevo che dovevo affrontare tutto da sola.

Quando avete potuto rivedere amici e parenti per far conoscere il nuovo nato?

Dopo un mese circa.

Ci sono state delle criticità, secondo te, nel protocollo ospedaliero?

Assolutamente si, le infermiere erano giustamente prese dal lavoro e non ho avuto la giusta assistenza post parto sono stata lasciata solo durante la prima notte con la bambina in camera ed ero completamente dissanguata.

Quali pensieri hai riguardo al futuro della vostra famiglia in questo periodo difficile?

Spero solo che il Covid sparisca presto per tornare a vivere.

Vuoi aggiungere qualcosa?

Dovrebbero fare assistere la donna da un familiare o al marito facendo preventivamente il tampone soprattutto per chi subisce un cesareo.


La pandemia ci sta togliendo molto ma in ospedale non mi hanno fatto mancare nulla.

Anche Roberta Spinaci, di Falconara Marittima, ha partorito la sua seconda bimba al Salesi.

La piccola è nata il 12 settembre 2020.

Roberta, come hai vissuto la gravidanza?

La gravidanza è andata bene, nessuna complicazione.

Però le visite rinviate, dover chiamare per le conferme, dover andare da sola, dover prenotare le analisi, tutto ha creato un po’ di ansia, specialmente nei mesi di marzo-aprile.

Di cosa avevi più paura in attesa?

Di dover andare da sola ai controlli e di dover stare da sola in ospedale.

Avevi paura di andare in ospedale per via del Covid?

No, immaginavo che fosse tutto sotto controllo.

Per i controlli preparto tutto si è svolto regolarmente, ma ero sempre da sola.

Com’è andato il parto al Salesi?

Ho avuto un lungo travaglio in camera, da sola.

Non potevo andare in sala travaglio perché ero solo di 2 cm, non poteva entrare mio marito per lo stesso motivo.

La parte brutta è stata dover affrontare 6 ore di travaglio da sola.

Sono passata da 2 cm a dilatazione completa velocemente, quindi mio marito è potuto entrare per la fase espulsiva, ma avrei preferito avere il suo sostegno durante il travaglio.

È stato con me in sala travaglio e parto 15 minuti circa, perché sono passata da 2 cm a dilatazione completa in poco tempo.

Teoricamente poteva rimanere 4 ore dopo del parto, ma la bimba è nata alle 9 e alle 11 lo hanno fatto andare via perché distribuivano il pranzo.

Successivamente non è più potuto venire, se non per portare qualcosa in ospedale, lasciando le borse alle ostetriche.

Ti sei sentita sostenuta in ospedale? Da quali figure?

Molto, in special modo dalle ostetriche, sempre disponibili per qualunque necessità.

Hai già avuto un’altra figlia: cosa c’era di diverso?

La prima figlia l’ho avuta a ottobre 2017 con TC programmato.

Io fisicamente ero molto più provata, ma ho avuto l’assistenza familiare h 24.

Questa volta avevo paura di dover ricorrere ancora a TC, il fatto di dover stare in ospedale da sola dopo TC mi spaventava molto.

Quali misure di contenimento sono state adottate?

Mascherine h 24 di tutto il personale e delle degenti.

Il mio ricovero è stato programmato e il giorno prima mi hanno fatto fare il tampone. Mio marito è entrato con cuffia, camice, copri scarpe e mascherina.

Eri spaventata? 

No, ma triste al momento del ricovero perché ero da sola.

Quando avete potuto rivedere amici e parenti per far conoscere il nuovo nato?

Per motivi familiari, abitavamo dai nonni, dove siamo andati subito.

Sono venute a farci visita soltanto un paio di zie strette, gli altri li abbiamo incontrati in ambienti aperti.

Hai avuto il covid? Ce l’ha avuto qualche tuo familiare o conoscente stretto? Questo ha influito sui tuoi timori in vista del parto?

Ce l’ha avuto il compagno di mia zia, che è stato molto male e ricoverato, senza conseguenze gravi. Non avevo paura, ma il pensiero era costante.

Ci sono state delle criticità, secondo te, nel protocollo ospedaliero?

No, ma avrei preferito che facessero fare il tampone a mio marito, anche a nostro carico, e farlo rimanere in ospedale con me, piuttosto senza mai uscire.

Di cosa avevi maggiormente paura?

Di dover affrontare un eventuale post TC da sola.


Una gravidanza difficile, ma avevo fiducia

Sofia Menghini infine, è una mamma originaria di Civitanova Marche, che però abita a Montecosaro Scalo e che ha scelto il Salesi per partorire, come la prima volta.

Anche lei bis mamma, il suo secondo figlio è nato il 30 luglio 2020.

Sofia, come hai vissuto la gravidanza?

La gravidanza è stata piuttosto difficile!

Sono stata ricoverata per due volte per minaccia d’aborto tra la 12 e 14 settimana. Rientrata la minaccia è arrivato il lockdown.

Nonostante la minaccia fosse rientrata la paura mi ha accompagnata per tutta la gravidanza.

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Sofia Menghini

Avevi dei timori prima di partorire? Di cosa avevi più paura in attesa?

Il parto non mi creava particolari timori, anzi non vedevo l’ora.

Mi preoccupava il dover stare sola per tutto il tempo dopo la nascita del bambino.

Avevi paura di andare in ospedale per via del Covid?

No, perché avevo e ho grande fiducia nella struttura a cui mi sono affidata.

Com’è andata con i controlli preparto?

I controlli preparto li ho fatti in uno studio privato quindi mio marito mi ha sempre accompagnato.

Le ecografie eseguite in ospedale e i monitoraggi, invece, li ho fatti da sola.

Mio marito non poteva entrare, nemmeno in sala d’aspetto. Doveva rimanere fuori dall’ospedale.

Com’è andato il parto?

Il parto è andato benissimo, e ne ho un bellissimo ricordo. È stato veloce e poco doloroso.

Mio marito è potuto entrare in sala travaglio solo un’ora prima che nascesse il bambino (il mio travaglio è durato 2 ore), ha assistito al parto ed è rimasto per le 2 ore successive.

Dopo di che l’ho rivisto quando mi hanno dimessa.

Ti sei sentita sostenuta al Salesi? Da quali figure?

Nonostante avessi paura della permanenza in ospedale senza assistenza, la ricordo come un’esperienza bellissima e rilassante. 

Le ostetriche e le infermiere del nido sono state eccezionali, premurose al massimo, non mi hanno fatto mancare nulla sia a livello pratico ma anche moralmente.

Hai già avuto un altro figlio: quali differenze con l’altra esperienza ?

Rispetto al primo figlio (4anni e mezzo fa) ho notato un forte potenziamento del personale e una maggiore assistenza.

Quali misure di contenimento sono state adottate al Salesi?

In reparto non facevano entrare nessuno. 

Io stessa, in attesa del tampone che mi hanno fatto mentre ero in travaglio, sono stata messa in quella che loro chiamano zona grigia e portata in reparto solo una volta avuto il risultato del tampone, negativo chiaramente.

Eri spaventata?

No.

Quando avete potuto rivedere amici e parenti per far conoscere il nuovo nato?

I parenti e amici stretti quasi subito.

Quali pensieri hai riguardo al futuro della vostra famiglia in questo periodo difficile?

Sono preoccupata come la maggior parte credo perché questa pandemia ci ha tolto e ci sta togliendo molto, in primo luogo ci sta privando delle relazioni umane e questo mi rattrista molto.


Diverse altre mamme hanno inviato i loro racconti e nei prossimi giorni continuerò a pubblicare altri articoli, che descriveranno le loro esperienze negli ospedali della Regione.

Qui le prime storie pubblicate:

  1. Partorire in pandemia: mamme marchigiane raccontano – prima puntata (Macerata)

2. Partorire in pandemia: ancora all’ospedale di Macerata – seconda puntata

3. Partorire in pandemia: Ospedale di Ascoli Piceno – terza puntata

4. Partorire in pandemia: Ospedale di Civitanova Marche – quarta puntata

5. Partorire in pandemia: Ospedale di Jesi


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