laura riccobono parto in pandemia

Secondo appuntamento dedicato ai racconti delle mamme che hanno dovuto partorire durante la pandemia di Covid-19.

Di nuovo le mamme parlano di com’è stato partorire in pandemia all’ospedale di Macerata

Date le tante testimonianze raccolte, ho dedicato un altro articolo alla struttura maceratese.

Nei prossimi prenderanno poi la parola neomamme che hanno scelto gli altri ospedali marchigiani.


Questa volta le protagoniste sono la maceratese Laura Riccobono, la pollentina Giada Benedetti e la portorecanatese, residente a Montegranaro, Silvia Palazzesi.

Tutte hanno aderito alla speciale chiamata di mammemarchigiane.it per condividere la propria esperienza, in modo che potesse tornare utile ad altre donne.

Raccontare e raccontarsi ha poi rappresentato un modo di rielaborare il proprio vissuto in un momento particolarmente delicato, accrescendo così la propria consapevolezza materna.


La storia di Laura: un parto all’inizio pandemia

Laura Riccobono, ha partorito il 7 marzo 2020 all’ospedale di Macerata, quindi proprio all’inizio della pandemia.

Per questo, dopo aver vissuto una gravidanza assolutamente normale, si è trovata catapultata all’improvviso in un clima surreale, che mai avrebbe potuto immaginare.

Si trattava della sua seconda figlia, arrivata in un momento decisamente particolare.

Laura, come hai vissuto la gravidanza?

Da inconsapevole, per quanto riguarda il timore del Covid. Le precauzioni fino all’ultimo monitoraggio ancora non esistevano in Italia.

Laura Riccobono, racconto di parto in pandemia Macerata
Laura Riccobono

Avevi paura di andare in ospedale per via del Covid?

Le precauzioni Covid le ho scoperte solo il giorno che sono andata in ospedale, a travaglio iniziato.

Com’è andato il parto, proprio all’inizio della pandemia?

Il parto è stato potente e veloce. Le ostetriche sono state molto competenti e non facevano che chiedermi scusa del fatto che dovessero indossare la mascherina.

Mio marito è stato con me a fine travaglio (l’ultima mezz’ora circa), durante il parto e 2 ore dopo il parto in camera con me e la bambina. Poi non erano più ammesse visite.

Le ostetriche sono state super e tutto il personale si è molto prodigato, soprattutto perché erano giorni di incertezza (il primo famoso DPCM è arrivato il 9 marzo, quando io sono stata dimessa).

Il personale aveva la mascherina, non ci facevano uscire nei corridoi ed erano state annullate le visite.

In quei giorni di incertezza nient’altro. Ma in effetti ancora non c’erano linee guida definitive.

Quando avete potuto rivedere amici e parenti per far conoscere il nuovo nato?

A maggio, quasi 3 mesi dopo, a parte i nonni materni, perché abbiamo fatto la quarantena insieme a loro.

Quali pensieri hai riguardo al futuro della vostra famiglia in questo periodo difficile di pandemia?

La socialità mancata per le mie bambine, soprattutto per la grande di 5 anni.


Il racconto di Giada: quando ormai abbiamo accettato di convivere col virus

Anche Giada Benedetti è andata a Macerata per far nascere la sua seconda bambina.

Lo ha fatto però dopo parecchi mesi dall’inizio della pandemia, il 2 novembre 2020.

La piccola nuova arrivata, dunque, è nata in un momento in cui ci eravamo quasi abituati alla convivenza col virus, sebbene partorire in un periodo simile non sia stato di certo rassicurante.

Giada, Avevi paura di andare in ospedale per via del Covid?

All’inizio si, molta. I primi controlli li ho fatti durante i mesi di lockdown stretto, in primavera.

Com’è andata con i controlli preparto?

Diciamo bene, anche se per quanto uno vuole evitare assembramenti in ospedale era una cosa impossibile.. specie quando ogni mese andavo a fare le analisi.

Com’è andato il parto?

Il parto di per sé bene. Ho iniziato con le contrazioni preparatorie la notte, lievi e distanti, poi si sono intensificate e siamo partiti il mattino alle 9 col mio compagno.

Ho fatto subito il tracciato e a mezzogiorno ni hanno visitato. Alle 14.06 è nata Rebecca.

Hanno fatto entrare il mio compagno ad inizio travaglio attivo. Erano più o meno le 12.30, quindi ha assistito in sala travaglio, sala parto e 2 ore dopo la nascita.

Mi sono sentita molto sostenuta sia dalle ostetriche che dalle ragazze del nido. Nonostante i tanti parti avvenuti quei giorni e nonostante il periodo che stiamo vivendo sono state tutte molto disponili e cortesi.

Mi è molto piaciuto che per le 2 ore dopo il parto ci hanno lasciato in sala parto a goderci i primi momenti con la piccolina.

Quali misure di contenimento sono state adottate?

Il tampone ogni 15 giorni a partire dalla 36esima settimana, il tampone del marito/compagno per poter assistere al parto e il divieto di visite da parte di qualsiasi persona, mascherine in sala travaglio e sala parto.

Eri spaventata?

Si, avevo paura di non riuscire ad affrontare i 3 giorni di ricovero senza il mio compagno.

Quando avete potuto rivedere amici e parenti per far conoscere il nuovo nato?

Ancora niente visite, per ora la nostra piccola ha conosciuto solo i nonni!

Quali pensieri hai riguardo al futuro della vostra famiglia in questo periodo difficile?

Sicuramente il timore che questo virus possa entrare nella nostra casa e spero che venga ridata a tutti i bambini la libertà di fare qualsiasi cosa senza tutte le restrizioni che hanno ora.

Vuoi aggiungere qualcosa?

Vorrei ringraziare tutto lo staff del reparto ostetricia di Macerata che ci ha sostenuto ed aiutato nel giorno più importante della nostra vita!

Siamo donne, guerriere e siamo capaci di fare tutto!


L’esperienza di Silvia: il primo figlio in un periodo decisamente particolare!

Silvia Palazzesi invece, è diventata mamma per la prima volta proprio nel periodo più singolare degli ultimi decenni.

Il 21 settembre 2020 all’ospedale di Macerata è infatti nato il suo bambino.

Inizialmente Silvia aveva pensato di partorire all’ospedale di Civitanova Marche ma in seguito allo scoppio della pandemia ha poi scelto l’ospedale di Macerata, rimanendo sulla decisione anche quando l’ospedale di Civitanova era diventato Covid Free.

Silvia, com’è andata l’attesa durante la pandemia?

Con la pandemia e l’inizio del lockdown, incinta di due mesi e lavoratrice in un asilo nido, mi sono messa subito in maternità.

Trattandosi della prima gravidanza non sapevo “niente” e la paura per questo virus era tanta.

Oltre alla paura, devo dire che i primi 5 mesi/6 della gravidanza sono stati molto difficili a livello mentale.

Chiusa in casa per prudenza, limitata nelle cose da fare e non potendo vedere nessuno anche solo per un semplice “ciao”… arrivava la sera e piangevo perché, nonostante avessi una vita che cresceva dentro di me, sentivo la mia che si era fermata di colpo proprio nel momento più bello di ogni donna.

Tutto è iniziato a passare il giorno in cui ho sentito il suo primo calcetto… lì ho realizzato realmente la mia gravidanza e il fatto che non ero sola come pensavo.

Com’è andata con i controlli preparto?

Non ho mai avuto paura di andare a fare i vari controlli nell’ambulatorio della ginecologa né in ospedale, ma quando è stato il momento di contattare l’ospedale per il corso preparto sono caduta in preda all’ansia di nuovo.

Non sapendo come funzionava e l’iter che la struttura seguiva, ogni giorno che passava vedevo che l’ospedale non mi contattava per il corso… così ho chiamato un’ostetrica che conosco da tempo e mi sono fatta seguire da lei a casa, a due mesi dalla data presunta del parto.

La cosa divertente è stata che ho iniziato il corso privatamente e dopo due giorni sono stata contattata dell’ospedale… insomma, mi sono fatta due corsi preparto, uno a casa e uno online… chissà se sono stata l’unica!

Com’è andato il parto?

Il parto è andato benissimo e fortunatamente il mio compagno è rimasto con me per tutto il travaglio, 12 ore, e le due ore successive al parto.

Ho sempre sentito parlare molto bene del personale del reparto di ostetricia di Macerata e lo posso più che confermare.

Le ostetriche sono state dolcissime e fondamentali per me, sempre presenti, ma la figura che mai dimenticherò per la sua dolcezza e disponibilità è la medica anestesista.

Sono ricorsa all’epidurale per sfinimento ed è sempre rimasta lì con noi.

Anche in sala parto, mentre l’ostetrica era impegnata a controllare la situazione e a dirmi cosa fare, lei (l’anestesista) era lì in un angolo che mi guardava e mi sorrideva, come per darmi forza.

Silvia Palazzesi, racconto di parto in pandemia
Silvia Palazzesi

Del mio ricovero posso solo dire che avrei preferito che fosse concesso almeno al mio compagno di starmi più vicino.

È vero che avevo a disposizione il personale del reparto, ma una figura familiare sarebbe stata importante averla vicino di più che limitarla a sole due ore al giorno, la sera.

Quando avete potuto rivedere amici e parenti per far conoscere il nuovo nato?

I nonni e gli amici hanno potuto vedere il bambino solamente una volta tornati a casa.

Vuoi aggiungere qualcosa?

Avevo immaginato la mia gravidanza diversamente e non sotto una pandemia mondiale ma ce l’ho fatta, anzi, ce l’abbiamo fatta e ora abbiamo davanti a noi la cosa più bella… la vita!


Diverse altre mamme hanno inviato i loro racconti e nei prossimi giorni pubblicherò altri articoli, che ospiteranno le loro esperienze, sia all’ospedale di Macerata, che negli altri della Regione.

Qui le prime tre storie pubblicate:

Partorire in pandemia: mamme marchigiane raccontano – prima puntata


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