ospedale di civitanova marche parto

Ancora due racconti di mamme che hanno partorito durante la pandemia: è la volta di chi ha scelto l’ospedale di Civitanova Marche.

Tra le mamme che hanno fatto nascere i propri bimbi all’ospedale di Civitanova Marche, hanno inviato le loro storie e Martina Gasparroni e Giuseppina Romagnoli.

Entrambe neomamme, i loro bimbi sono nati a giugno e a settembre 2020.

A giugno eravamo appena usciti dal primo lockdown e a settembre eravamo reduci da un’estate in cui forse si è minimizzato un po’ troppo il rischio.

Di certo però, per entrambe le mamme, si è trattata di un’esperienza molto forte.


Martina: una dura sfida da cui uscire vittoriosa

Martina è una giovane neomamma di Porto Sant’Elpidio e suo figlio è nato il 21 giugno 2020 all’ospedale di Civitanova Marche.

Come hai vissuto la gravidanza?

Una gravidanza senza problemi, senza nausee e dolori particolari, una favola!

Un po’ di timore per paura di poter contrarre il virus, ma con le giuste precauzioni e attenzioni è andata tutto per il meglio.

Sono stata seguita per tutta la gravidanza e ho partorito all’ospedale civile di Civitanova marche.

Avevi dei timori prima di partorire? Di cosa avevi più paura in attesa?

Molte sono state le paure.

Soprattutto quelle che riguardavano il bambino, speravo che non avesse problemi, che non ci fossero stati degli intoppi al momento del parto…

Avevo paura di non essere all’altezza. Avevo paura al cambio di vita che mi avrebbe aspettato nel momento del rientro a casa.

La vita ti cambia radicalmente, soprattutto per la mamma.

Hai dovuto partorire in una struttura diversa da quella che avevi scelto per via del Covid?

La mia paura è stata proprio questa.

L’ospedale di Civitanova Marche in aprile e maggio 2020 era stato trasformato in Ospedale Covid e quindi avevano fermato tutte le visite per noi pazienti sani.

In quei due mesi di chiusura per le visite ginecologiche siamo state seguite al poliambulatorio di Civitanova Marche.

Fortunatamente poi i primi di giugno, la situazione Covid si è stabilizzata e l’ospedale è stato sanificato e riaperto al pubblico.

Comunque, alle visite, da febbraio 2020 in poi sono dovuta entrare sempre da sola, perché al mio compagno non era consentito l’ingresso.

Com’è andato il parto?

Il parto è andato benissimo, solo un po’ di paura all’inizio.

Sono stata ricoverata a 38+2 settimane per problemi di pressione alta.

Dopo aver fatto il tampone per il Covid e visto il risultato negativo, hanno proceduto con l’induzione, che non è andata a buon fine.

Non riuscivo a dilatarmi e il mio bambino era andato in sofferenza. Era domenica mattina verso le ore 11 quando i dolori iniziavano a farsi sentire.

Con il bambino in sofferenza alle ore 15 mi hanno rotto loro le acque, vedendole scure, e mi hanno subito comunicato che avremmo fatto un taglio cesareo d’urgenza.

Nel frattempo che arrivava tutta l’equipe di medici reperibili quella domenica, avevo un trambusto di emozioni e speravo che tutto andasse nel verso giusto.

Alle ore 15.42 con un peso di 3,330 kg è nato il mio Leonardo, che è stato subito visitato, pulito, coperto e consegnato al suo papà (che aspettava impaziente fuori dal reparto).

Giusto il tempo di ricucire il taglio e ci siamo ritrovati tutti e tre nella mia stanza di ospedale.

Fortunatamente il mio compagno è stato con me tutto il periodo dei primi dolori (partiti alle 10.30 del mattino) durante il quale mi ha aiutata tantissimo perché mi ero sentita poco bene.

E’ restato fino ad un’ora e mezza dopo il parto, quindi verso le 17 è tornato a casa.

Martina Gasparroni - partorire all' ospedale di civitanova marche
Martina Gasparroni

Ti sei sentita sostenuta in ospedale? Da quali figure?

In ospedale sono stata benissimo.

Sostenuta da infermiere e ostetriche che si sono occupate di me e di mio figlio tutto il giorno, perché avendo fatto anche il taglio avevo molti più problemi ad alzarmi dal letto o prendere in braccio e cambiare il pannolino a mio figlio.

Molta disponibilità e cordialità dei ginecologi, sempre pronti a spiegare qualsiasi cosa c’era da fare.

E hanno anche appurato che, senza le visite in ospedale di tutti parenti e amici, che magari ti tolgono il bambino dalle braccia (per farti riposare un pò), la montata lattea viene molto prima e il contatto tra mamma e bambino h24 lo aiuta molto.

In ospedale, una volta constatato il risultato negativo del tampone, se stavi a letto non era necessaria la mascherina, a meno che, parlavi o chiamavi il personale o ti spostavi dalla stanza.

Il mio compagno poteva venire per mezz’ora al giorno e solo lui, nessun’altro.

Eri spaventata?

All’inizio molto.

Al pensiero di stare tutto il giorno da sola con il piccolo, con i taglio, e senza poter vedere i miei cari.

Ma il personale è stato efficiente al 110%.

Ogni volta che suonavo il campanello o se mi serviva aiuto per andare in bagno erano sempre pronti ad aiutarmi e senza sbuffare o essere scocciate.

Sono state bravissime e molto delicate.

Quando avete potuto rivedere amici e parenti per far conoscere il nuovo nato?

I parenti più stretti, nonni zii e cugini sono potuti venire da subito sempre con orari prestabiliti per non far incontrare e far stare troppe persone dentro casa, perché a giugno non c’erano poi molte restrizioni e potevano venire.

Gli amici da subito mi hanno fatto una bella sorpresa a casa, facendomela trovare tutta addobbata e piena di regali e pensierini per il mio piccolo, poi per conoscerlo di persona hanno aspettato una quindicina di giorni, ci siamo organizzarci per ospitare una coppia per volta, senza fare assembramenti e far incontrare troppe persone.

All’inizio stare da soli è stato un buon modo per stringere e capire il mio piccolo, godermelo fino in fondo, senza che nessuno me lo togliesse dalle mani per spupazzarselo, come sarebbe successo sicuramente senza il virus.

Ci sono state delle criticità, secondo te, nel protocollo dell’Ospedale di Civitanova Marche?

Sicuramente il fatto di far stare solo mezz’ora al giorno il papà o farlo stare solo durante il parto mi sembra un po’ una sciocchezza, cioè cosa cambia se sta mezz’ora, due ore o un pomeriggio intero?

Una volta entrato nel reparto, secondo me, il tempo incide poco con il virus.

Se è entrato e ce l’ha, inconsapevolmente, lo può attaccare anche stando solo 10 minuti.

Quindi credo che possa assistere la mamma anche per più di mezz’ora.

Quali pensieri hai riguardo al futuro della vostra famiglia in questo periodo difficile?

Spero che si possa uscire al più presto da questa pandemia.

Vorrei essere libera di poter portare il mio bambino a fare una passeggiata all’aria aperta, a divertirsi al parco giochi, o semplicemente sarei contenta che il mio compagno possa accompagnarci ad ogni visita e che possa entrare con noi, anche al semplice controllo mensile dal pediatra.

Vuoi aggiungere qualcosa?

Un ringraziamento speciale al personale del reparto ginecologia e ostetricia dell’ospedale civile di Civitanova Marche.

Vorrei dire a tutte le mamme prossime al parto che ce la possono fare, siamo fatte per affrontare queste grandi e dure sfide… di essere serene e affrontare questa situazione al meglio.

Un abbraccio virtuale a tutte.


Giuseppina: vivere la maternità iniziando nel 2020 è diverso

La sua bambina è nata il 12 settembre 2020: un anno che di certo Giuseppina non scorderà mai.

Giuseppina abita a Monte Urano, ma sua figlia ha visto la luce all’ospedale di Civitanova Marche, dove lavorano la sua ostetrica e la sua ginecologa di fiducia.

Come hai vissuto la gravidanza?

La gravidanza di per se è andata molto bene, ma sicuramente ho sofferto molto sia l’isolamento forzato che l’impossibilità di condividere le visite e le ecografie con mio marito.

Avevi dei timori prima di partorire? Di cosa avevi più paura in attesa?

Avevo paura di dover partorire senza di mio marito, di dover affrontare poi la degenza da sola e, ovviamente per tutta la gravidanza ho avuto paura di ammalarmi.

Quando non sei più responsabile solo della tua vita le paure si amplificano.

Avevi paura di andare in ospedale per via del Covid? Com’è andata con i controlli preparto?

Sì, la paura era parecchia.

L’ospedale di Civitanova era diventato totalmente Covid, quindi ho fatto tutti i controlli presso il poliambulatorio della dr.ssa Iannicco, dove lavora anche Anna Palazzo, la mia ostetrica.

Sono andata in ospedale solo per gli ultimi monitoraggi.

Fortunatamente dopo il primo periodo di lockdown in cui l’ospedale di Civitanova era Covid, la situazione per settembre era rientrata e ho potuto partorire dove avevo deciso.

Giuseppina Romagnoli partorire all' ospedale di civitanova marche
Giuseppina Romagnoli

Com’è andato il parto?

Non come avevamo previsto.

Ero oltre il termine e purtroppo a causa di un vicino scriteriato che ha sparato un petardo all’improvviso ho preso un grosso spavento.

Quando ho rotto le acque il liquido era tinto e si è dovuto procedere per un cesareo d’urgenza.

Mio marito è entrato nel travaglio attivo, poi ovviamente non è potuto entrare in sala operatoria.

L’ho rivisto in camera dove è potuto stare un paio di ore, non di più, e poi mezz’ora al giorno.

Ti sei sentita sostenuta all’ ospedale di Civitanova Marche? Da quali figure?

Posso parlare benissimo del reparto di ostetricia di Civitanova, in toto.

Ostetriche, infermiere, oss, dottori. Tutti molto professionali e soprattutto umani.

Non posso dire la stessa cosa per il reparto di pediatria, dove non solo non ho trovato sostegno, ma mi sono sentita ostacolata in tutti i modi.

Ora che mi sto riprendendo sto valutando di far presente quanto accaduto nelle sedi opportune, soprattutto perché ho saputo che non sono l’unica ad aver avuto esperienze pessime con quel reparto.

È davvero un peccato perché il reparto di ginecologia e ostetricia è davvero un fiore all’occhiello.

Purtroppo per paura di rivivere un’esperienza analoga, se avrò un altro figlio non nascerà sicuramente a Civitanova.

Quali misure di contenimento sono state adottate dall’ Ospedale di Civitanova Marche?

Tampone per me e per mio marito, anche se credo sia stato inutile, visto che è stato fatto diversi giorni prima del parto.

Inoltre i mariti entrano ed escono e potenzialmente potrebbero portare il virus in qualsiasi momento.

Dato che il personale sanitario non è stato aumentato di numero, nonostante non ci sia la possibilità di avere assistenza, sarebbe più opportuno secondo me che i papà entrino insieme alle mamme, ed escano dall’ospedale alle dimissioni.

Nel caso di un cesareo, come è successo a me, non avere assistenza è tremendo.

Già il giorno dopo devi alzarti da sola e fare tutto da sola e non è affatto semplice.

I dolori sono tanti e si rischia di farsi male e di allungare i tempi di recupero, come è stato nel mio caso.

Infatti a causa degli sforzi la ferita ha faticato a rimarginarsi dentro, causandomi tanti dolori, che a distanza di 3 mesi ancora non sono risolti del tutto.

Eri spaventata?

Sì, l’idea di rimanere da sola mi terrorizzava. Io e mio marito affrontiamo insieme cose belle e brutte.

Essere sole non è stato semplice. Ho cercato di uscire dall’ospedale il prima possibile

Quando avete potuto rivedere amici e parenti per far conoscere il nuovo nato?

Una volta tornati a casa abbiamo deciso di avere visite ridotte, 2/3 persone alla volta, con mascherina, distanziamento e senza far prendere la bambina in braccio.

È così tutt’ora. Non tutti comprendono questo scelta, ma la salute per noi sta al primo posto in questo momento.

Quali pensieri hai riguardo al futuro della vostra famiglia in questo periodo difficile?

Mi preoccupa l’impossibilità di socializzare, di far conoscere le persone a me care alla mia bambina.

Non sarà facile farle capire in futuro che il mondo non è fatto solo da mamma e papà, e che sotto le mascherine ci sono dei volti sorridenti.

Spero di trovare comprensione e che nessuno pretenda di far passare mia figlia di braccia in braccia, all’improvviso.

Anche la psicologa che ci ha seguito nel corso preparto ci ha raccomandato di essere cauti quando tutta questa situazione sarà finalmente finita.

Vuoi aggiungere qualcosa?

Sì, vorrei ringraziare di cuore Carla, l’ostetrica del consultorio di Civitanova che ha seguito me e altre ragazze nel corso preparto, e la Dr.ssa Zannini, psicologa del consultorio di Civitanova, che ci ha seguito nel pre e nel post parto.

In questo periodo particolare è importante essere sostenuti da figure di riferimento solide.

Sono state capaci di creare un bel gruppo, seppur online, che continuiamo a coltivare anche via Whatsapp.

Alcune di noi hanno stretto rapporti più solidi.

Il gruppo riesce ad essere sostegno e confronto in un momento tanto particolare come la maternità, vissuto così in isolamento come lo stiamo vivendo noi mamme del 2020.

L’augurio è che tutto possa finire presto.


Area Vasta 3 Civitanova Marche


Diverse altre mamme hanno inviato i loro racconti e nei prossimi giorni continuerò a pubblicare altri articoli, che descriveranno le loro esperienze negli ospedali della Regione.

Qui le prime storie pubblicate:

  1. Partorire in pandemia: mamme marchigiane raccontano – prima puntata

2. Partorire in pandemia: ancora all’ospedale di Macerata – seconda puntata

3. Partorire in pandemia: Ospedale di Ascoli Piceno – terza puntata


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