donna incinta parto in pandemia marche

Come già accennato, ecco l’ultimo articolo con i racconti delle mamme che hanno partorito in pandemia.

Il viaggio di “partorire in pandemia” ha raccolto le storie di 26 mamme marchigiane, che hanno partorito in diversi ospedali regionali.

Le prime due e le ultime due puntate si riferiscono a quello di Macerata, mentre le altre agli ospedali di Ascoli Piceno, Civitanova Marche, Jesi, Ancona, Fermo e Senigallia.

Le ultime tre mamme sono Anna, Burbuque e Maria Laura, i cui piccoli sono nati tra luglio e ottobre 2020.

donna incinta racconti di parto in pandemia

Sperare che presto la pandemia diventi un ricordo

Anna, maceratese, ha dato alla luce il suo secondo bambino a Macerata, il 12 luglio 2020.

Anna, Come hai vissuto la gravidanza durante la pandemia?

E’ stata, rispetto alla prima gravidanza, più stressante sia fisicamente che psicologicamente avendo già un bambino e non potendo avere la vicinanza dei miei cari per via del COVID.

La paura più grande era l’incertezza di avere vicino mio marito durante il parto.

E’ andato tutto abbastanza bene, solo a fine gravidanza ho avuto dei problemi con le prenotazioni delle analisi finali preparto per via dei lunghi tempi di attesa.

Per poterli fare nei tempi mi sono dovuta rivolgere a strutture private.

Com’è andato il parto?

Bene, è stato veloce senza nessuna complicazione.

Ho potuto avere mio marito con me dall’inizio del travaglio attivo e per qualche ora dopo il parto.

Ti sei sentita sostenuta in ospedale?

Si, mi sono trovata benissimo con le ostetriche sempre molto gentili e disponibili.

Quali misure di contenimento sono state adottate a causa della pandemia?

Ho fatto il tampone una settima prima del parto e durate le visite poteva entrare sempre le solo a stessa persona (mio marito).

Quando avete potuto rivedere amici e parenti per far conoscere il nuovo nato?

Nel mese di agosto e settembre preferibilmente sempre all’aperto approfittando dell’estate.

Nonostante tutto ad oggi (01/01/21) non tutti hanno avuto la possibilità di venirmi a far visita.

Ci sono state delle criticità, secondo te, nel protocollo ospedaliero?

No, l’unica accortezza che avrebbe dovuto adottare il reparto fin dall’inizio (è iniziata solo ad agosto) era l’obbligo di tampone per la persona che entrava a fare assistenza.

Quali pensieri hai riguardo al futuro della vostra famiglia in questo periodo difficile?

Spero di ritornare preso a riabbracciare e passare più tempo con le persone più care, di abbandonare mascherine e dare la possibilità hai figli di stare più a contatto con parenti, amici e compagni di scuola.

Poter viaggiare con la mia famiglia.


Vorrei solo tornare alla vita normale con i problemi di tutti i giorni…

Burbuqe Hoxhallari è una mamma originaria di Valona, in Albania, ma che vive da ormai 18 anni a Macerata.

Proprio nell’ospedale cittadino ha dato alla luce la sua seconda bambina il 10 agosto 2020.

Come hai vissuto la gravidanza?

Tutto sommato abbastanza bene, sono stata ricoverata 2 volte per rischio
di parto precoce ed al settimo mese ho subito l’applicazione dell’anello per fermare la nascita precoce.

Tra l’altro il mio è stato il primo eseguito a Macerata con questa nuova tecnica.

Avevi dei timori prima di partorire e di andare in ospedale?

Vista la situazione generale di pandemia la paura principale era di non avere mio marito accanto al momento del parto e di non ricevere
cure e assistenza adeguate per mancanza di personale medico e per le visite ridotte all’ osso durante i ricoveri, ma alla fine devo dire che è andato tutto bene.

Purtroppo la confusione generale di notizie si è fatta sentire.

Poco prima del parto mi era stato comunicato che se non facevo il tampone non sarei potuta entrare per partorire.

Ho fatto il tampone tra il 7° e l 8° mese risultando negativa ma se avessi preso il Covid da asintomatica da lì al momento del parto nessuno avrebbe potuto saperlo.

Com’è andata con i controlli preparto?

Di controlli ne abbiamo fatti veramente pochi a causa della pandemia.

Fortunatamente la bimba era sana e non c’è stata la necessità di farli.

La cosa che più dispiace è che mio marito non ha potuto mai assistere alle ecografie e vedere gli sviluppi della bimba insieme, quello è mancato molto.

Era presente comunque al momento del parto e quello è stato importantissimo.

Com’è andato il parto?

E’ stato molto rapido, mi si sono rotte le acque intorno alle 20:00 circa di sera e alle 22:06 la bimba era tra le mie braccia, non posso lamentarmi di certo…

Mio marito è entrato dopo che mi avevano messo il monitoraggio ed è rimasto per un paio di ore dopo il parto poi è dovuto uscire nel rispetto
delle regole imposte dall’ospedale.

Ti sei sentita sostenuta in ospedale? Da quali figure?

Diciamo che all’ inizio, appena sono arrivata, le infermiere e le ostetriche erano molto tranquille e convinte che ci fosse ancora tempo.

Questo mi ha fatto un po’ agitare perché sentivo la bimba che stava uscendo e visto che mi era stato rimosso l’anello qualche giorno prima ero ancora più preoccupata.

Una volta collegato il monitoraggio e visitatami si sono rese conto
che la cosa era rapida e da lì hanno fatto il loro dovere in modo egregio.

Devo dire che anche la prima gravidanza, avuta nel 2017, è stata molto rapida, circa 3 ore di travaglio e anche all’ epoca ci fu la stessa
situazione, ma va detto che parti così rapidi sono molto rari.

Una volta vista la situazione comunque , in entrambi i casi tutto il personale, dalle infermiere alle ostetriche, fino al primario è stato fantastico.

Quali misure di contenimento sono state adottate?

Naturalmente sia noi che tutto il personale dovevamo indossare le mascherine ed evitare il contatto, per quanto possibile in questo tipo di lavoro, igienizzazione delle mani e degli ambienti etc…

Le visite dei familiari erano limitate a 30 minuti al giorno dalle 19:30 alle
21:00 e solo allo stesso familiare ( di solito il padre) e sempre con mascherina e igienizzazione.

Quando avete potuto rivedere amici e parenti per far conoscere il nuovo nato?

I miei genitori vivono con noi quindi l’hanno potuta vedere subito, mentre i miei fratelli vivono in Nord Europa e ancora non l’hanno
conosciuta.

I genitori di mio marito e i suoi invece l’hanno vista la prima volta dopo qualche settimana, mentre amici ed altri parenti ancora non l’hanno vista di persona.

Ci sono state delle criticità, secondo te, nel protocollo ospedaliero?

Purtroppo si.

Il pronto soccorso non si è rivelato all’ altezza della situazione.

Al terzo mese di gravidanza, in pieno lock down, sono dovuta ricorrere al pronto soccorso a causa di una febbre insistente e mal di pancia causata però da un forte raffreddore.

Dopo diverse telefonate tra il 118 e la guardia medica che si rimpallavano a vicenda la responsabilità di venirmi a visitare adducendo addirittura di non avere l’abbigliamento protettivo adatto, una dottoressa della guardia medica , di cui al momento non ricordo il nome, verso sera è venuta a
visitarmi constatando l’assenza di sintomi da Covid e dandomi una cura per il mal di pancia.

La cura purtroppo si è rivelata inefficace e dopo poche ore i dolori sono aumentati.

Chiamato il 118 stavolta sono venuti a prendermi per portarmi all’ospedale.

Arrivata al PS di Macerata mi hanno fatto il tampone e mi hanno messo in isolamento in una stanza assolutamente non idonea allo scopo.

Si trattava infatti di una sorta di magazzino dove le infermiere potevano accedere per prendere i materiali di cui avevano bisogno ma non per visitarmi o portarmi da mangiare.

Ho avuto una bottiglia di acqua e qualcosa da mangiare solo
al pomeriggio successivo (sono stata ricoverata la notte) e solo dopo numerose telefonate al centralino del pronto soccorso e l’intervento di mio marito, venuto a capire la situazione.

Per poter mangiare infatti mi ha dovuto portare dei viveri lui da casa.

In totale sono rimasta in isolamento per quasi 3 gg in attesa della
risposta del tampone che tardava e che poi è stata negativa e quindi sono stata dimessa immediatamente.

Nella stanza non era stata portata via l’immondizia e c’erano addirittura delle formiche che camminavano all’ interno.

Quali pensieri hai riguardo al futuro della vostra famiglia in questo periodo difficile?

Vorrei solo tornare alla vita normale con i problemi di tutti i giorni: scuola, lavoro, bollette, etc… e con la presenza fisica degli amici e dei cari.

Vuoi aggiungere qualcosa?

Vorrei solo ringraziare tutto il personale medico e infermieristico del reparto ostetricia di Macerata per il lavoro delicato che stanno facendo in questa situazione assurda difficile e complicata facendo comunque tutto il possibile per rendere gradevole l’esperienza del parto nonostante tutto e ringraziare mammemarchigiane.it per averci dato la possibilità di condividere le nostre esperienze.

Un abbraccio virtuale a tutte.


Vorrei tornare agli abbracci veri di un tempo.

Maria Laura Alfei, di Tolentino, ha fatto nascere la sua terza figlia all’ospedale di Macerata il 1 ottobre 2020.

Il suo è l’ultimo racconto delle mamme che hanno partorito durante la pandemia negli ospedali marchigiani.

Maria Laura, come hai vissuto la gravidanza durante la pandemia?

Io e mio marito abbiamo desiderato per tanto tempo l’arrivo di un altro
figlio.

Quando ho scoperto di essere in attesa non riuscivo a crederci e speravo di poter vivere questa terza gravidanza con serenità e spensieratezza, cose che mi erano mancate nelle precedenti gravidanze a causa dell’instabilità lavorativa (iniziavo ad insegnare proprio in quegli anni).

E invece, subito dopo la prima visita dalla mia ginecologa, è scoppiata la pandemia.

Avevi dei timori prima di partorire?

Non avevo paura di partorire poiché era una cosa che avevo già affrontato due volte.

Tuttavia, in ogni parto c’è sempre il timore che qualcosa vada storto e per me, con due figlie ad attendermi a casa, il pensiero che potesse succedermi qualcosa mi impauriva, soprattutto perché nella seconda parte della gravidanza sono insorte alcune problematiche che, per fortuna, non hanno avuto ripercussioni sul parto e sul post-partum.

La cosa che temevo era quella di rimanere da sola, senza mio marito, nei giorni seguenti, soprattutto se qualcosa fosse andato storto.

Ma noi donne e mamme siamo delle leonesse e nelle occasioni più ostiche tiriamo fuori tutto il coraggio e la grinta che c’è in noi per far fronte alle avversità.

Com’è andata con i controlli preparto durante la pandemia?

I controlli sono andati bene e la bimba cresceva tanto, ma era una
situazione è strana: non poter condividere le visite con mio marito è stato davvero duro.

Avevamo atteso tanto questa bimba e mai ci saremmo spettati una situazione del genere, come quella creatasi dalla pandemia.

Com’è andato il parto?

Il parto è andato benissimo.

Mariasole è nata, con i suoi 3735 kg di peso e i suoi 52 cm di lunghezza, il 1 Ottobre 2020 dopo solo due ore di travaglio, grazie alle meravigliose ostetriche di Macerata e, soprattutto, alla mia amica Vale, non solo ostetrica, ma una delle mie migliori amiche da trent’anni.

Credo che gran parte della mia forza sia dipesa dalla sicurezza di averla lí, insieme a mio marito.

Sono stata tanto fortunata.

Mio marito è stato presente dalla metà del mio travaglio lampo fino 2/3 ore dopo il parto.

Ti sei sentita sostenuta in ospedale?

Le ostetriche sono state uniche come sempre, con alcune ricordavo anche i parti precedenti, mi sono sentita come a casa.

Inoltre, la ginecologa che mi ha seguito passava ogni giorno a trovarmi per sapere come stavo e gli altri ginecologi non sono stati da meno.

Il reparto di ginecologia di Macerata è una gran bel team e credo che in questo particolare periodo storico abbia fatto la differenza.

Hai già avuto altre due bimbe prima della pandemia: quali differenze con le altre esperienze?

La differenza con le precedenti gravidanze è stata la mancata condivisione di momenti così importanti con le persone care, parenti e amici, sia prima sia dopo il parto.

Non poter condividere tutta quella gioia è stato difficile, ma so che ci
riprenderemo tutto quello che ci è stato tolto.

Quali misure di contenimento sono state adottate?

Mascherine, distanziamento, riduzione dell’assistenza e abolizione delle visite.

Un po’ ero spaventata, ma il personale fantastico che ho trovato ha fatto sì che ogni mia paura se ne andasse.

Quando avete potuto rivedere amici e parenti per far conoscere la nuova nata?

Una volta tornati a casa abbiamo potuto rivedere qualche parente che ci è venuto a trovare a casa, ma è stato tutto così poco naturale che non sembrava nemmeno vero.

Gli amici ancora non hanno conosciuto Mariasole, ma spero che a primavera qualcosa cambierà.

Quali pensieri hai riguardo al futuro della vostra famiglia in questo periodo difficile?

Mi auguro che nessuno della mia famiglia e dei miei amici si ammali e prego per la nostra e loro salute.

E poi vorrei tornare agli abbracci veri di un tempo.

Ci vorrà ancora un po’, ma so che torneremo a stringerci senza avere paura di farlo, ma questo credo valga per tutti e non solo per la mia famiglia.


ASL 9, Macerata


Qui le altre storie di parto in pandemia pubblicate:

  1. Partorire in pandemia: mamme marchigiane raccontano – prima puntata (Macerata)

2. Partorire in pandemia: ancora all’ospedale di Macerata – seconda puntata

3. Partorire in pandemia: Ospedale di Ascoli Piceno – terza puntata

4. Partorire in pandemia: Ospedale di Civitanova Marche – quarta puntata

5. Partorire in pandemia: Ospedale di Jesi

6. Partorire in pandemia: Ospedale Salesi di Ancona

7. Partorire in pandemia: Ospedale di Fermo

8. Partorire in pandemia: Ospedale di Senigallia

9. Partorire in pandemia: Ospedale di Macerata


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