partorire ospedale di macerata

L’Ospedale di Macerata è protagonista della penultima e dell’ultima puntata della rubrica “Partorire in pandemia”.

Ancora sette mamme hanno voluto raccontare la loro esperienza all’ospedale di Macerata, dove hanno partorito in questo difficile periodo.

I racconti delle prime quattro sono compresi in questo articolo, le ultime tre presenteranno la loro storia nel prossimo.

Le sette mamme hanno partorito da marzo ad ottobre del 2020.


ASL 9 Macerata


Ecco dunque le storie di Giada, Camilla, Morena ed Elisa, che hanno partorito all’ospedale di Macerata durante la pandemia.

Giada e il cambio di ospedale all’ultimo minuto

Giada Squarcia, di Montegranaro, ha dato alla luce la sua seconda figlia il 16 marzo 2020.

Avrebbe dovuto partorire all’ospedale di Civitanova, ma le cose sono andate diversamente.

Giada, dove hai partorito?

Avrei dovuto partorire a Civitanova Marche.

Il 12 marzo però ho provato a chiamare in reparto per avvertire che avevo le prime contrazioni e l’infermiera che mi ha risposto al telefono mi ha suggerito di non andare in ospedale.

Sarei dovuta recarmi lì solo quando i dolori fossero diventati più forti visto che probabilmente a giorni l’ospedale di Civitanova sarebbe diventato COVID.

Allora mi sono allarmata.

Ho provato a contattare la ginecologa e mi ha confermato che di lì a poche ore sarebbe arrivata la comunicazione ufficiale.

Tutto il giorno ho fatto telefonate a persone di mia conoscenza che potevano dirmi qualcosa in più al riguardo, mi è caduto il mondo addosso…

Se avessi rotto le acque? O se le contrazioni fossero state più forti?

Non avrei potuto recarmi a Civitanova, ero nel panico quel giorno…

Sarei dovuta andare giù e poi loro in ambulanza mi avrebbero trasferita in un ospedale diverso, da sola, senza sapere dove: ero terrorizzata per questa eventualità.

A quel punto ho chiamato l’ospedale di Macerata, ho riferito di avere dolori da qualche giorno e mi hanno detto di recarmi immediatamente in reparto.

Dopo un’ora ero su.

Mi ha accompagnata mio marito, con tutte le dovute accortezze, lui è rimasto fuori e io da sola sono entrata.

Mi hanno preso in consegna e mi hanno fatto il monitoraggio, non era ancora il momento di partorire, mi hanno tenuta due ore li e poi rimandata a casa.

Però ho tirato un sospiro di sollievo… sapevo almeno dove recarmi al momento del parto.

Come hai vissuto la gravidanza?

La gravidanza abbastanza bene, solo l’ultimo mese con un po’ di ansia visto che il virus si stava diffondendo e nessuno sapeva ancora come gestire la situazione.

Non avevo paura del parto, era il secondo, conoscevo i dolori a cui andavo incontro…

L’unica paura in quei giorni era il pensiero del virus che stava prendendo strada in Italia e pensavo alla mia famiglia e al mio bambino.

Com’è andato il parto?

Il parto benissimo a differenza del primo i dolori sono stati più concentrati all’ addome , Del primo il dolore fu atroce, tutto concentrato ai  reni, pensavo di morire

È stato un parto un po’ surreale, quel giorno 19 nascite a Macerata, era un corri corri generale.

Ho l’immagine in mente di me che partorisco, mi mettono quel fagottino roseo e paffutello in grembo e non faccio in tempo a godermela che mi dicono: “Veloce, alzati, andiamo in reparto che ci serve la sala!”

Mi giro e vedo entrare una ragazza che stava per partorire.

Io faccio per alzarmi dal lettino del parto, mi gira la testa, dolori in tutto il corpo, un vuoto allo stomaco che solo chi ha partorito può sentire, mio marito che mi tiene per non farmi cadere e mi aiuta ad arrivare in stanza: ero stremata.

Hai potuto avere tuo marito con te? Se si, per quanto tempo?

Si siamo entrati in ospedale alle 02:00 circa, avevo dimenticato anche la cartella a casa per la fretta.

Ho chiamato mio padre per recuperarla, intanto mia madre era con il piccolo di 3 anni a casa.

Sono scesa al pronto soccorso, tutti vestiti di bianco dalla testa ai piedi, era la prima volta che vedevo una situazione del genere, solo in TV e mi sono spaventata parecchio.

Era buio pesto, non c’era nessuno, un pronto soccorso fantasma, avevano tutti paura di andare in ospedale in quei giorni.

Ho fatto il tragitto a piedi dal PS in reparto, l’ascensore era fuori uso, l’infermiere che mi ha accompagnata non poteva avvicinarsi a me, distanziati di 2 metri, con le contrazioni che si facevano sentire sempre più.

Alla fine sono arrivata in reparto tra un passo e una contrazione… mio marito non sapevo dove fosse, lo avevo visto in auto che non poteva scendere, non sapevo nulla.

Alle 3:00 ho chiesto di mio marito e mi hanno detto che era fuori dal reparto, ho chiesto se poteva entrare.

Intanto io ero attaccata al monitoraggio.

Alle 4:30 circa gli hanno dato il permesso, ero in una stanza da sola e quindi è potuto stare con me.

Poi in sala travaglio no, lo hanno fatto entrare di nuovo in sala parto e due ore dopo il parto con me in stanza, senza togliere mascherina e guanti.

Giada Squarcia parto all'ospedale di Macerata
Giada Squarcia

Ti sei sentita sostenuta all’ospedale di Macerata?

Si molto, dalle ostetriche, mi hanno aiutata ad affrontare i dolori del travaglio.

Hai già avuto un altro figlio: quali differenze con l’altra esperienza?

A differenza del primo, per la seconda figlia ho affrontato tutto da sola o quasi.

La cosa che più mi ha ferito è stato il post parto, sola in stanza, senza nessun aiuto da parte di mia madre, o marito.

Sono rimasta 48 ore in ospedale senza nessuno, ho affrontato il post parto con tutti i dolori e sofferenza che ne consegue solo con le mie forze, anche andare in bagno o lavarmi è stato difficoltoso da sola.

Nessuna visita, mio marito ci è venuto a prendere e non è potuto entrare in reparto, sono stata accompagnata alla porta con la valigia e il mio fagottino di puro amore di 3.500 kg e caricate in auto.

Purtroppo anche in ospedale c’era una tensione assurda, erano i giorni in cui si stava decidendo per il lockdown totale e il reparto era pieno di partorienti che arrivavano anche da Civitanova.

Le ostetriche e infermiere avevano un bel da fare e quindi mi sono arrangiata da sola con la bambina.

Quali misure di contenimento sono state adottate all’ospedale di Macerata?

Ancora non si facevano i tamponi prima del ricovero e del parto, quindi mascherina, per chi l’ aveva, perché non si trovavano.

Anche il personale aveva mascherine che mettevano per più giorni.

Eri spaventata?

Si, molto.

Quando avete potuto rivedere amici e parenti per far conoscere il nuovo nato?

Amici e parenti hanno potuto conoscere mia figlia al battesimo a settembre dopo 6 mesi.

I miei suoceri invece dopo 2 mesi circa, visto che abitano a 7 km dal mio paese, ma non potevano venire date le restrizioni.

I miei genitori invece, che abitano a Montegranaro, hanno visto la bimba subito.

Dopo 3 giorni che ero a casa ho deciso per comodità di trasferirmi da loro con tutta la mia famiglia, siamo stati da loro per 5 settimane.


Racconterò a mio figlio com’è nato e gli dirò che per noi è stato comunque un anno bellissimo!

Anche Camilla, di Potenza Picena, ha partorito all’ospedale di Macerata.

Il suo primo bambino è nato il 21 aprile 2020.

Avevi dei timori prima di partorire? Di cosa avevi più paura in attesa?

Le ansia andavano e venivano.

Se lo chiedi a me, ti dico che me la sono cavata benissimo, considerando che
avevo già avuto un aborto spontaneo e che di lavoro faccio l’insegnante di sostegno (ho fatto il test Prenatal safe per mettere a tacere un po’ di ansie legate a possibili disabilità).

Se lo chiedi a mio marito, ero in balia di ansie e ormoni.

In generale verso la fine avevo due paure.

Una era che ci potessero essere problemi per il bambino e quindi
non vedevo l’ora di partorire per vederlo, l’altra era legata al parto in sé (nello specifico avevo paura di eventuali lacerazioni e punti, più che del dolore).

Com’è andata con i controlli preparto?

Devo dire che più l’emergenza sanitaria si ingrandiva, più era difficile muoversi per i controlli.

Per fortuna ho sempre trovato personale medico/sanitario super disponibile e sono riuscita a fare quasi tutti gli accertamenti richiesti.

Non sono riuscita a fare solo l’appuntamento con l’anestesia per una eventuale epidurale.

Il bambino non voleva proprio nascere e ho fatto tantissimi tracciati, alla fine mi hanno ricoverato.

Com’è andato il parto?

Come dicevo, il bambino stava fin troppo comodo nella mia enorme pancia…

Alla fine mi hanno ricoverato e mi hanno dato un aiutino con le prostaglandine per fare partire il travaglio.

Se non ricordo male, 3 giorni di attesa, ma una volta partita la prima contrazione è stato velocissimo, 4 ore ed era nato.

Ho anche potuto usufruire dell’epidurale, ho fatto il colloquio e ho firmato il consenso durante il travaglio.

Hai potuto avere tuo marito con te? Se si, per quanto tempo?

Inizialmente, essendo il primo parto, mi avevano detto che dalla prima contrazione al travaglio attivo sarebbero passate ore, poi dopo un’ora era chiaro che avrei partorito in poco tempo e ho potuto chiamare
mio marito.

È arrivato verso le 2,30 di notte ed è rimasto fino le 8.30. Poi non è più potuto rientrare.

Ti sei sentita sostenuta all’ospedale di Macerata?

Le ostetriche sono state fantastiche.

Nonostante la situazione e nonostante il reparto fosse strapieno, tutto
il personale è stato disponibile, dalla signora che ci puliva la camera che aveva sempre una parola gentile, al personale del nido che veniva tutte le notti a controllare come stavamo e a darci qualche consiglio per
dormire un po’.

Io personalmente stavo benissimo, certo mi tiravano un po’ i punti, ma non avevo nessun problema.

Il parto era andato bene, il bambino stava bene e si è subito attaccato al seno, quindi non mi dispiaceva stare senza visite esterne e godermi il pupo tutto per me.

Solo il papà ci mancava.

Quali misure di contenimento sono state adottate all’ospedale di Macerata?

Nessuna visita esterna e mascherine sempre, giorno e notte.

Io però devo dire che di notte ogni tanto la toglievo, in accordo con la mia compagna di stanza… faceva caldissimo!

Quando avete potuto rivedere amici e parenti per far conoscere il nuovo nato?

Dopo due settimane sono venuti a trovarci i miei genitori e poi piano piano tutti gli altri.

In generale, dopo il 4 Maggio, quando hanno allentato le restrizioni, siamo subito andati a fare delle passeggiate al mare e quindi abbiamo incontrato qualche amico.

Ci sono state delle criticità, secondo te, nel protocollo ospedaliero?

Mah, sicuramente si poteva fare meglio, ma io credo che abbiano tutti fatto il massimo che potevano con quello che avevano.

Sono decenni che tagliano sulla sanità, sul personale ecc…

Quali pensieri hai riguardo al futuro della vostra famiglia in questo periodo difficile?

Penso che racconteró a mio figlio com’è nato, con le mascherine e i controlli per le strade, le autocertificazioni e tutti il resto, ma che per noi è stato comunque un anno bellissimo.

Vuoi aggiungere qualcosa?

All’inizio si diceva “ne usciremo migliori” e invece il tempo ci ha dimostrato il contrario.

Mentre facevo un tracciato, all’ospedale, sono arrivati elicotteri, Polizia e non so chi altro, tutti a cantare l’inno d’Italia e a ringraziare i medici e il ginecologo che avevo di fronte mi disse “adesso ci dicono grazie, voglio vedere se fra qualche mese si ricordano ancora di noi“.

Mi dispiace molto dargli ragione.

La sanità pubblica è un bene prezioso, dovremmo ricordarcelo e dovremmo ricordarlo ai nostri politici.

Personalmente spero di potermi vaccinare presto, lasciarmi tutto questo alle spalle e poter tornare a fare il mio lavoro serenamente.


Donare la vita è più forte delle avversità e dei problemi del mondo!

Morena Telloni, di Penna San Giovanni, ha partorito la sua seconda figlia l’8 maggio 2020 all’ospedale di Macerata.

Morena, Come hai vissuto la gravidanza?

Molto bene, anche se l’ultimo periodo è stato un po’ triste e ricco di preoccupazioni per via delle restrizioni dovute al covid-19.

Avevi dei timori prima di partorire? Di cosa avevi più paura in attesa?

La mia paura più grande era dover affrontare il travaglio da sola, senza mio marito.

Avevi paura di andare in ospedale per via del Covid?

No, prendevo ogni precauzione e sapevo che in reparto erano rigorosi e non permettevano ingressi a visitatori esterni.

Com’è andata con i controlli preparto?

Tutti bene, certo che tra la mascherina che mi appannava gli occhiali e la pancia sempre più grossa ero abbastanza goffa in tutti i movimenti, ma nulla di preoccupante!

Due giorni prima di partorire mi hanno fatto il tampone molecolare, le infermiere sono state premurose e attente ad utilizzare i tamponi più sottili e meno fastidiosi per noi partorienti;

perlomeno a me è andata bene e ho avuto questo privilegio!

Com’è andato il parto?

Molto bene!

Il tempo mi era scaduto da un paio di giorni, pensavo che mia figlia non era pronta per uscire fuori visto il momentaccio, e che preferiva temporeggiare!

La mattina dell’8 maggio ho iniziato a sentire qualche doloretto ma molto leggero, mi sono decisa comunque a partire, accompagnata da mio marito, per andare a fare il monitoraggio il ospedale;

invece per strada mi sono partiti i dolori più forti ma non mi sono resa conto di esser in travaglio quindi non ho avuto paura.

Arrivati in ospedale sono salita in reparto, ma quando mi hanno fatta entrare ho detto subito che mi sembrava di stare per partorire, mi hanno visitata immediatamente ed hanno constatato che era proprio così, la bimba stava per nascere!

Mi si è subito presentata l’ostetrica, FANTASTICA, che mi ha rassicurata dicendomi che avrebbe attrezzato in fretta una sala travaglio (mi hanno messa nella stanza dove c’è la vasca per fare il travaglio in acqua).

Ha poi chiamato mio marito che, nel rispetto delle regole era rimasto fuori, e lo ha fatto entrare nella stanza con me.

Mi sono spogliata da sola mentre l’ostetrica attrezzava la sala ma è successo tutto di fretta le acque si sono rotte e dopo poco la bimba è nata.

Per far capire la velocità degli eventi racconto sempre che il biglietto del parcheggio dell’ospedale segna che siamo arrivati alle 10:38 e la mia bimba è nata alle 11:04!

Mio marito ha assistito al parto ed è rimasto con me fino a tre ore dopo.

Successivamente però è dovuto andar via e non è più potuto  tornare a trovarci.

Ti sei sentita sostenuta all’ospedale di Macerata?

Si, le ostetriche erano presenti e spesso venivano in stanza per controllare se i bimbi si attaccavano correttamente.

Hai già avuto un altro figlio: quali differenze con l’altra esperienza?

Ho partorito il primo figlio nel 2018 e sempre a Macerata, le ostetriche dell’ospedale e del NIDO erano molto più presenti, passavano più spesso nelle camere, e riuscivano ad assisterci mentre attaccavamo i bimbi al seno per molto più tempo.

Ricordo che avevano accompagnato me, mio marito e nostro figlio con loro per spiegarci come fare il bagnetto, come cambiare il pannolino, come fare con la medicazione del cordone ombelicale, passo per passo, mostrandocelo direttamente su nostro figlio.

Nella seconda esperienza sotto pandemia non c’è stato nulla di tutto ciò, il personale è stato sempre presente, tutti, dai dottori alle ostetriche, ma erano visibilmente allo stremo, dovendo gestire molti più parti e partorienti del solito.

Ho notato che molte partorienti che dovevano partorire a Civitanova Marche sono state “dirottate” a Macerata ma credo che il personale medico non sia stato incrementato pertanto lo stesso personale ha dovuto fronteggiare un numero di parti più elevato, quindi logicamente hanno avuto meno tempo per seguire bene ogni neo mamma.

Quali misure di contenimento sono state adottate all’ospedale di Macerata?

Tampone molecolare qualche giorno prima del parto, travaglio e parto in mascherina, nessuna visita in reparto da familiari, mascherina sempre indossata ad ogni visita  di dottori e ostetriche, anche in camerata.

Eri spaventata?

Si logicamente! Alla paura del parto si era aggiunta la paura di dover affrontare tutto da sola.

Quando avete potuto rivedere amici e parenti per far conoscere il nuovo nato?

Ho partorito venerdì 8 maggio alle 11:04 e domenica 10 maggio all’ora di pranzo ero a casa!

I nonni hanno visto subito la nipotina mentre i parenti più lontani e gli amici hanno aspettato il mese di giugno/luglio.

In estate il Virus ci ha dato un po’ di tregua quindi con tutte le dovute accortezze siamo riusciti comunque ad uscire e a ricevere visite dei nostri cari, senza però affollarci, pochi per volta.

Quali pensieri hai riguardo al futuro della vostra famiglia in questo periodo difficile?

Sono terrorizzata per l’incertezza lavorativa, mio figlio più grande a settembre 2021 inizierà la scuola dell’infanzia e spero lo faccia nella maniera più serena possibile.

Vuoi aggiungere qualcosa?

Penso che tutte coloro che sono diventate mamme nel 2020 siano state fortunate!

Io penso di esser stata molto fortunata ad avere la mia “Letizia” in questo triste periodo (il nome di mia figlia è stato scelto proprio perché per noi è arrivata comunque Pace Gioia e Felicità in questo periodo di ansia e sconforto).

Avere un neonato in casa ha  alleviato la tristezza di dover esser rimasti lontani dai nostri cari  mitigando  ogni paura e donando tanta gioia.

Noi mamme del 2020 siamo state forti e abbiamo combattuto contro l’ambiente intorno a noi che iniziava a diventare ostile e quando  finalmente abbiamo visto per la prima volta i nostri angioletti abbiamo avuto la possibilità di ricordarci quando è bello donare la vita.

La vita che è più forte delle avversità e dei problemi del mondo, vita che nasce nonostante  le condizioni sfavorevoli, vita capace di superate tutto, di sciogliere ogni paura dal cuore per lasciare spazio solo a tanto amore, vita che trasforma l’ansia in coraggio per affrontare questi tempi difficili, che ci da la certezza che torneremo ad essere vicini ai nostri cari e ad  abbracciarli, proprio come noi abbiamo avuto il privilegio di abbracciare la vita stessa in questo 2020.


Elisa: un po’ di paura, ma poi tutto bene. Speriamo di tornare presto alla normalità.

L’ultimo racconto è di Elisa Principi, maceratese che vive a Corridonia e che ha scelto di partorire all’ospedale di Macerata.

Il primo bimbo di Elisa è nato il 22 giugno 2020.

Come hai vissuto la gravidanza?

La gravidanza l’ho vissuta serenamente anche se gli ultimi mesi sono stati un po’ difficili psicologicamente, perché avevo scoperto che ha avevo contratto il citomegalovirus.

Avevo un po’ paura del parto, perché con il virus che avevo contratto il mio bimbo poteva riscontrare della problematiche.

I controlli preparto sono andati bene perché mi seguiva il mio ginecologo e mi fidavo molto.

Com’è andato il parto? 

Il parto è stato difficile perché mi hanno ricoverata due giorni prima a causa di perdita delle acque e il mio bimbo è nato con un parto indotto, è stata molto dura per me in particolar modo a livello psicologico.

Ho potuto avere al mio fianco mio marito solo quando ero in travaglio attivo e durante le ore di visita consentite.

elisa principi partorire ospedale di Macerata
Elisa Principi

Ti sei sentita sostenuta all’ospedale di Macerata?

Si, mi sono sentita molto sostenuta in ospedale soprattutto dalle ostetriche e dalle puericultrici e dai pediatri della neonatologia.

Quali misure di contenimento sono state adottate?

Bisognava fare il tampone prima di partorire e indossare e indossare la mascherina al momento del parto.

Ero un po’ spaventata.

Quando avete potuto rivedere amici e parenti per far conoscere il nuovo nato?

Appena uscita dall’ospedale lo abbiamo subito fatto conoscere ai nonni poi  più avanti lo abbiamo fatto conoscere ad amici e parenti.

Quali pensieri hai riguardo al futuro della vostra famiglia in questo periodo difficile?

Spero che questo periodo finisca  e cosi potremmo vivere più serenamente.


Qui le altre storie pubblicate:

  1. Partorire in pandemia: mamme marchigiane raccontano – prima puntata (Macerata)

2. Partorire in pandemia: ancora all’ospedale di Macerata – seconda puntata

3. Partorire in pandemia: Ospedale di Ascoli Piceno – terza puntata

4. Partorire in pandemia: Ospedale di Civitanova Marche – quarta puntata

5. Partorire in pandemia: Ospedale di Jesi

6. Partorire in pandemia: Ospedale Salesi di Ancona

7. Partorire in pandemia: Ospedale di Fermo

8. Partorire in pandemia: Ospedale di Senigallia


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