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Quali sono le tradizioni di Pasqua nelle Marche?

Un tempo venivano rispettate rigorosamente da tutte le famiglie: le tradizioni di Pasqua nelle Marche sono molte ed è bello raccontarle ai nostri bambini, che potranno conservarne la memoria.

La vita di oggi è sicuramente molto diversa da quella di un tempo: molti nonni, memoria storica ancora vivente, continuano a ricordarlo.

Continuare a trasmettere le tradizioni e le usanze di un tempo ci permette di mantenere il prezioso legame col passato, che si fa ponte col futuro rappresentato dai nostri figli.

Dagli usi religiosi al cibo, la Pasqua nelle Marche è sempre stata un periodo coinvolgente e tenuto nella massima importanza da tutti.

Tradizioni di Pasqua nelle Marche: dalla domenica delle Palme

Fin dalla domenica delle Palme si usava fare il canto della Passione.

Era un vero e proprio gioiello della poesia popolare marchigiana e le laude erano accompagnate dal suono dell’organetto, del cembalo e, in alcune zone, del triangolo.

Gli esecutori erano generalmente cantastorie ambulanti, che spesso lasciavano al pubblico dei foglietti con il testo scritto.

Al termine del canto si passava alla questua delle uova o di qualsiasi offerta i vergari avessero concesso loro.

La domenica delle Palme si osservava rigorosamente l’abitudine di prendere l’ulivo benedetto in Chiesa.

Questo era ritenuto efficacissimo per proteggere case e campi da ogni male.

Gli ulivi benedetti dell’anno precedente, le palme, non si dovevano assolutamente buttare via, ma si dovevano bruciare.

tradizioni di pasqua nelle marche: le uova colorate

Il giovedì santo e i sepolcri

Tra le tradizioni di Pasqua nelle Marche, un posto centrale ha quella del giovedì santo.

A mezzogiorno del giovedì santo si legavano le campane e si cominciava la visita ai santi sepolcri.

Tutti contribuivano con vasi di fiori ad abbellire l’altare dei sepolcri: un tempo erano immancabili dei vasi con del grano bianco.

Il grano bianco si otteneva facendolo germogliare al buio ed era simbolico della rinascita dalle tenebre.

La tradizione voleva che si visitassero almeno sette chiese o comunque in numero dispari: si creava così l’occasione per incontrare amici, vicini e compaesani, fino a notte.

Alla sera del venerdì santo poi si faceva una cena di magro a base di “sardelle”.

Il Venerdì santo: tradizioni di Pasqua nelle Marche

Un tempo il venerdì santo si apre con la messa dei presantificati, detta “messa matta“.

Nel pomeriggio poi, dalle 13 alle 16, seguivano le tre ore di agonia a cui si partecipava con devozione.

La sera è sempre stato fondamentale il momento della processione del venerdì santo.

Ancora oggi in tutti i paesi marchigiani (per lo meno fino a prima della pandemia di Covid-19) si tengono curatissime processioni, di grande effetto suggestivo.

Momento di aggregazione e di grande coinvolgimento emotivo, la processione del venerdì santo è allestita e curata nei minimi dettagli e ogni paesino la presenta con caratteristiche tutte speciali.

Sabato santo: si sciolgono le campane

Il sabato santo si attendeva la benedizione: il prete passava dal mattino al pomeriggio, insieme ad un chierichetto, a dare l’acqua santa nelle case.

Si era per l’occasione già provveduto a pulire in modo impeccabile strade e case: la pulizia esteriore infatti simboleggiava quella dell’anima.

Le famiglie provvedevano a preparare una tavola bene apparecchiata, dove si facevano benedire i cibi tradizionali di Pasqua.

Non si poteva infatti mangiare nulla che non fosse stato benedetto.

Si presentavano allora ciauscoli, salami, uova sode, agnello, formaggio, pizze di formaggio e dolci, la “palomba pasquale”, le ciambelle con sopra zucchero e confettini, ma anche sale, acqua e vino.

Tra le 10 e mezzogiorno si scioglievano le campane e le mamme si affrettavano a bagnare con acqua gli occhi dei bambini per preservarli da ogni male.

I più piccoli venivano fatti rotolare sui campi o sul letto, per augurargli buon salute e gli si toglievano le fasce per avviarli a camminare.


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Pasqua

Il significato della Pasqua era eccezionale: oltre al significato religioso, simboleggiava la rinascita della terra e della nuova stagione.

La mattina si andava alla messa, ma tutta la giornata era scandita dai riti mangerecci.

Si iniziava con la tipica colazione pasquale, che prevedeva generalmente:

  • frittata con le erbe (mentuccia prezzemolo, erbe di campo…), pezzi di ciauscolo, fegato, ventresca
  • pizza di formaggio
  • corata d’agnello
  • pizza dolce e ciambelle

Il pranzo di Pasqua prevedeva invece

  • pizza di formaggio come antipasto, a volte accompagnata da salumi
  • stracciatella in brodo
  • pastasciutta
  • agnello pasquale
  • uova sode e insalata (i gusci delle uova non andavano buttati via, ma bruciati perché benedetti)
  • pizze dolci, di formaggio, ciambelloni, ciambelle

Per Pasqua era inoltre tradizione rinnovare qualche capo di vestiario e infine si toglieva definitivamente il “prete” dal letto!

A questo punto, i bambini che ci stanno ascoltando potrebbero sgranare gli occhi, ma noi spiegheremo subito che si trattava di uno scaldaletto di legno, che sollevava le coperte e custodiva la “monaca“, una padella contenente braci del camino!

Pasquetta e la gita fuori porta

A Pasquetta, il lunedì dell’angelo, la tradizione voleva (e ancora vuole) che ci si recasse in gita vicino casa per passare del tempo in compagnia all’aria aperta.

Non mancavano anche in questo caso tante golosità e prelibatezze tipiche, come quelle già nominate.

Pizze, salami, agnello arrosto, uova sode e molto altro.

Nel Piceno si diceva che si andava “a passar l’acqua”, probabilmente riferendosi simbolicamente al passaggio degli ebrei sul Mar Rosso.

I contadini della vallata del Tronto infatti si recavano sempre oltre un corso d’acqua che passavano a guado.

A San Benedetto del Tronto si valicava il fosso di Santa Lucia, dove si tenevano grandi mangiate e sbicchierate!

A Pioraco era tradizione recarsi alle “Prata”, in campagna pochi km dal paese di fronte alla collina di Seppio.

Nella zona di Bolognola si saliva sui monti che sovrastavano il paese, mentre a Fabriano si andava al Marischio il giorno di Pasqua, al Colle il lunedì e a Cerreto il martedì.

A Camerino era tradizione fare una scampagnata a Morro, ma generalmente ogni paese aveva la sua meta tradizionale, in genere vicina a qualche chiesa di campagna.

Era tradizione a Pasqua dipingere le uova sode con infusioni di erbe e fiori di campo.

Le uova sode erano poi protagoniste di un gioco molto diffuso, quello della “scoccetta“, nel quale si battevano una contro l’altra due uova e vinceva chi non rompeva il suo.