elisa giusti centro antiviolenza violenza domestica

La violenza domestica è una violazione dei diritti umani.

Ho deciso di parlare di violenza domestica perché sempre più spesso mi capita di raccogliere richieste di aiuto da parte di donne che vivono in sofferenza.

A volte sono anche mamme che chiedono come fare per aiutare le figlie che vivono una relazione difficile da cui non riescono a tirarsi fuori.

Ecco perché mi sono rivolta alla dott.ssa Elisa Giusti, mamma marchigiana e responsabile dei servizi antiviolenza SOS Donna della provincia di Macerata.

Elisa mi ha spiegato cosa significa esattamente violenza domestica, chi ne può essere vittima, come riconoscerla, come comportarsi.

Spesso molte donne vittime di violenza stentano a riconoscerla come tale, oppure temono di non essere credute, oppure non si espongono perché hanno dei figli minori.

Si tratta di una situazione più diffusa di quel che si pensa, che si è aggravata in seguito alla pandemia.

È importante sapere a chi rivolgersi in caso di difficoltà e saper riconoscere quando si deve chiedere aiuto, come è anche molto importante diffondere queste informazioni alle altre donne.

Ecco allora cosa bisogna sapere quando parliamo di violenza domestica, una situazione che colpisce soprattutto le donne.

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Dott.ssa Elisa Giusti

Che cos’è la violenza domestica?

Con questo termine ci riferiamo a qualsiasi atto di violenza fisica, sessuale, psicologica o economica che si verifica all’interno della famiglia o del nucleo famigliare.

Può verificarsi anche tra attuali o precedenti coniugi o partner, sia che si conviva sia che non lo si faccia.

Quali sono i segnali della violenza domestica e come riconoscerli?

A differenza di altre situazioni traumatiche, la violenza domestica nasce all’interno di quello che per la donna è un rapporto di amore e fiducia.

Senti di amare quell’uomo e ti fidi di lui.

Nella storia della coppia non ha un inizio preciso, non è facile riconoscerla e determinare quando è cominciata.

Ecco alcuni segnali di tipo psicologico:

  • le svalorizzazioni
  • trattarla come un oggetto
  • eccessiva attribuzione di responsabilità
  • distorsione della realtà oggettiva
  • paura

Svalorizzazioni della donna

Quando ti dice che non vali niente, quando ti sminuisce nella tua femminilità e sessualità, o quando ti offende,

Svalorizzare significa anche dirti che sei stupida e brutta, dirti che sei una pessima madre.

L’uomo violento fa leva sulle tue debolezze per farti sentire inadeguata, ti critica continuamente.

Un’altra azione ricorrente è distruggere le amicizie e allontanarti da loro, gridare e insultarti in pubblico o in casa o davanti a terzi.

Trattare la donna come un oggetto

È violenza anche quando ti chiede, esplicitamente o implicitamente, di cambiare il tuo aspetto fisico per compiacerlo.

Lo è manipolare il tuo stato psichico e farti assumere comportamenti diversi da quelli che tu vorresti,

È violenza anche avere una maniacale possessività e gelosia, controllare cosa fai e dove vai, impedirti di avere contatti autonomi con il mondo esterno, considerarti come una proprietà.

La campagna IKEA di qualche anno fa contro la violenza domestica

Eccessiva attribuzione di responsabilità

Quando ti accusa delle difficoltà che possono avere i figli o ti attribuisce un eccessivo carico dell’organizzazione familiare.

Distorsione della realtà oggettiva

Criticare quello che fai, ti fa sentire in colpa, mette in dubbio le cose che senti e vedi.

Paura

Minacciarti di fare danni a cose o agli animali, minacciare di picchiarti, minacciare di uccidersi se lo lasci.

Altri comportamenti sono: rompere gli oggetti e distruggere cose per te importanti, minacciarti con le armi o minacciarti di morte, sia a voce che sui social.

Come iniziano le violenze domestiche?

In genere la violenza nelle relazioni inizia con l’innamoramento, quando la coppia condivide alcune premesse sui ruoli maschile e femminile.

Ad esempio: entrambi sono legati emotivamente, si trovano bene insieme e pensano che lei sarà la perfetta compagna.

La violenza si sviluppa nel corso del tempo, in modo graduale, attraverso litigi che diventano sempre più frequenti e pericolosi.

Non si caratterizza subito con i maltrattamenti di tipo fisico, ma intenzionalmente vengono messe in atto violenze di tipo emotivo e psicologico meno evidenti, più subdole.

La violenza domestica si caratterizza pertanto per:

  • cicli di violenza che si alternano a periodi di falsa rappacificazione.
  • disponibilità della donna a dare una nuova opportunità al proprio partner nella speranza di riuscire ad ottenere un cambiamento.
  • puntuale disattesa delle aspettative della donna e il ripresentarsi dei comportamenti violenti del partner.

Come capire che si sta subendo violenza?

Il controllo su di noi e la paura sono due elementi che ci fanno sentire inadeguate.

Possiamo capire che la violenza domestica è iniziata quando iniziamo ad avere paura dei suoi comportamenti e cerchiamo di modificare i nostri per farlo calmare o non arrabbiare.

Oppure quando ci allontaniamo dalla nostra famiglia e dagli amici o amiche perché non ci sentiamo a nostro agio con lui e lui ci spinge a stare sempre da soli.

Quando alterniamo sempre più spesso momenti di tranquillità a momenti di forte stress emotivo e fragilità, che ci portano ad avere frequenti cambiamenti d’umore.

Possiamo arrivare a provare anche malessere fisico e psicologico come frequenti mal di testa, mal di stomaco, stanchezza e trascuratezza, depressione, ecc…

Mai sottovalutare episodi di violenza fisica, quali: schiaffi, strattonamenti, spintoni, tirate di capelli, rotture di oggetti.

A volte possono sembrarci comportamenti “normali” perché rientrano in una certa cultura che abbiamo imparato, mentre invece sono violenze.

La campagna IKEA di qualche anno fa contro la violenza domestica

Chi può essere vittima di violenza?

Chiunque di noi può essere vittima di violenza domestica!

In Italia una donna su tre di età compresa tra i 16 e i 74 anni ha subito durante la sua vita almeno un episodio di violenza.

È un fenomeno trasversale che interessa ogni strato sociale, economico e culturale senza differenze di età, religione e razza.

I luoghi più pericolosi per le donne sono la casa e gli ambienti familiari.

Gli aggressori più probabili sono i partner, ex partner o altri uomini conosciuti: amici, familiari, colleghi, insegnanti, vicini di casa.

Gli uomini maltrattanti sono uomini di tutte le età, provenienze, categorie socioeconomiche e culturali.

Anche se molti studi hanno messo in luce le difficoltà psicologiche degli uomini che maltrattano la loro compagna, essi per lo più risultano insospettabili.

Sono uomini generalmente affidabili agli occhi altrui, e, come evidenziato da numerose ricerche, solo una piccola parte di loro soffre veramente di disturbi mentali o dipendenza da sostanze.

La violenza è solo fisica?

No, la violenza nasce sempre come violenza psicologica (svalorizzazioni, umiliazioni, controllo, colpevolizzazione, minacce, isolamento, ricatto sui figli).

Può poi trasformarsi e/o avere più declinazioni, come la violenza fisica.

Violenza fisica

La violenza fisica è ogni forma di intimidazione o azione che mette a rischio l’integrità fisica.

Vi sono compresi comportamenti quali

  • schiaffeggiare
  • spingere
  • dare calci, pugni
  • morsicare
  • sputare
  • dare pizzicotti
  • minacciare
  • tirare i capelli
  • costringere nei movimenti
  • sovrastare fisicamente
  • colpire con oggetti o armi
  • mutilare i genitali femminili
  • bruciare con le sigarette
  • ustionare
  • privare di cure mediche
  • privare del sonno
  • tentare di strangolare
  • pugnalare, uccidere, ecc…

Violenza sessuale

La violenza sessuale è ogni forma di imposizione di rapporti e pratiche sessuali non desiderate che facciano male fisicamente e/o psicologicamente, sotto minacce di varia natura.

Vi sono compresi comportamenti quali essere insultata, umiliata o brutalizzata durante un rapporto sessuale.

Oppure anche essere costretta ad assistere ad atti sessuali, subire un tentato stupro, subire uno stupro.

Lo stupro non deve essere visto soltanto come un atto “prettamente sessuale”, è un reato contro la libertà della persona.

Non è un “raptus” sessuale, ma è sempre l’esercizio di un “potere”.

Violenza economica

La violenza economica è ogni forma di privazione, sfruttamento e controllo che tende a produrre dipendenza economica o ad imporre impegni economici non voluti.

Sono violenza economica atti come impedire alla donna di lavorare, obbligarla a lasciare il lavoro o a non trovarne uno, controllare lo stipendio, controllare gli estratti conto.

Lo è anche sequestrare bancomat e carte di credito, obbligarla a versare lo stipendio sul conto corrente dell’uomo, sfruttarla come forza lavoro nell’azienda familiare senza dare nessun tipo di contribuzione.

E ancora escluderla dalla gestione economica della famiglia, costringerla a fare debiti, non adempiere ai doveri di mantenimento stabiliti dalla legge anche nei confronti dei/delle figli/figlie, limitare l’accesso alle cure mediche, tenerla in una situazione di privazione economica continua.

Stalking

Poi c’è lo stalking, cioè è un comportamento persecutorio continuativo.

Lo stalking implica

  • seguire la donna nei suoi spostamenti
  • fare incursioni nel posto di lavoro al fine di provocare il suo licenziamento
  • far sentire la donna sempre in pericolo e controllata
  • fare continue telefonate sul suo telefonino o sul posto di lavoro
  • comportando uno stato continuo di ansia e il dover cambiare le proprie abitudini di vita.

Legame fra violenza e gravidanza

Purtroppo una corposa letteratura internazionale evidenzia che esiste un legame fra gravidanza e violenza.

Durante la gravidanza la violenza maschile contro le donne può iniziare o inasprirsi.

La gravidanza rende infatti la donna più concentrata su se stessa e sui cambiamenti che il suo corpo sta vivendo.

Tutto questo molto spesso non è capito e accettato dal partner.

Egli vive la relazione con la donna come un possesso e nutre nei confronti del nascituro un sentimento di gelosia, perché percepito come un oggetto che si interpone tra lui e la donna.

Quali sono le forme di violenza più subdole?

Tutte le forme di violenza psicologica.

Ad esempio il ricatto sui figli o far credere alla madre che se si dovesse rivolgere ai Servizi Sociali potrebbero portarle via i figli.

Farle credere che non è una buona madre se porta via i figli dal padre (un padre che maltratta la madre non è un buon padre).

Esistono anche casi come il gaslighting.

Il Gaslighting è una forma di manipolazione psicologica violenta e subdola nella quale vengono presentate alla donna false informazioni con l’intento di farla dubitare della sua stessa memoria e percezione.

Può anche essere semplicemente il negare da parte di chi ha commesso qualcosa che gli episodi siano mai accaduti, o potrebbe essere la messa in scena di eventi bizzarri con l’intento di disorientare la donna.

È difficile da dimostrare.

Fare una denuncia per violenze psicologiche è una cosa molto complicata.

violenza domestica

Un uomo violento può cambiare?

Un uomo violento può cambiare solo se è consapevole di essere violento e se decide che vuole cambiare.

Gli uomini che fanno violenza sono convinti di essere loro le vittime di ciò per cui vengono accusati.

Ci sono centri di aiuto per uomini maltrattanti ma spesso gli uomini vengono “spintamente” inviati dai Tribunali o dai Servizi Sociali.

La volontà di seguire i percorsi di aiuto è legata alla possibilità di vedere negli incontri protetti i/le figli/e e non alla consapevolezza di aver agito violenza.

Cosa faccio se penso di essere vittima di violenza?

Puoi chiamare il numero verde 1522, nazionale, disponibile h24, dove potrai ricevere informazioni e ascolto.

Oppure puoi chiamare il numero di un CAV, Centro Anti Violenza.

Nel nostro territorio puoi chiamare il CAV SOS DONNA di Macerata 07331990133 che è collegato con gli sportelli territoriali di Porto Recanati, Castelraimondo e Civitanova Marche.

Non pensare di risolvere la situazione da sola, la violenza tende ad isolarti e a farti sentire in colpa.

Quindi è necessario confidarsi con qualcuna/o che ci possa aiutare o si può chiamare il Centro Antiviolenza.

Se ti trovi in una situazione di emergenza devi chiamare il 112 e poi saranno loro, insieme alla nostra collaborazione, a metterti in sicurezza e, se sei madre, a metterti in salvo con i tuoi figli.

1522 numero antiviolenza e stalking violenza domestica

Ma se poi non mi credono?

È importante evitare la ri-vittimizzazione.

Le donne che mantengono il segreto sono bloccate dalla paura di non essere credute, di essere accusate e colpevolizzate.

Hanno scarsa fiducia nel sostegno esterno, anche istituzionale, come risultato di esperienze negative pregresse e di quella che viene definita la ri-vittimizzazione.

Pertanto è importante evitare di:

  • domandare alla donna cosa ha fatto per provocare la violenza
  • giudicare le sue scelte e le sue azioni
  • minimizzare la situazione di pericolo che la donna racconta
  • sollecitare la donna a prendere delle scelte, ad esempio, indurla a lasciare il marito, denunciarlo, ecc.
  • assumere atteggiamenti giudicanti perché attaccano la fiducia della donna e aumentano le condizioni del suo isolamento.

A volte, la voglia e/o la necessità dell’operatore/operatrice di rispondere nell’immediato possono interferire con la capacità di ascolto.

Se subisco violenza e ho figli minori, come è meglio comportarmi? Dovrei sopportare per il loro bene?

Anche se sei madre è importante chiedere aiuto perché la fatica è maggiore e perché la violenza non la subisci solo tu, ma anche i tuoi figli.

I minori sono vittime di violenza assistita e in molti casi anche subita.

La violenza assistita intrafamiliare è una forma di abuso in cui un minore assiste ad atti violenza diretta o indiretta sulle sue figure di riferimento.

Anche per i figli che vivono o assistono violenza è molto difficile svelare la violenza e tenderanno a nascondere molto di ciò che succede tra le mura domestiche, se non rassicurati e allontanati dalla violenza.

Questo perché:

  • proteggono la madre vittima
  • proteggono il padre violento
  • anche loro hanno paura che parlare a terzi causerà ulteriore violenza alla madre e a loro potrebbero essere minacciati dal genitore violento.

Le conseguenze psicologiche, fisiche e sociali che subiscono i minori sono diverse.

La violenza maschile sulle donne assistita dai figli provoca in loro:

  • tristezza, angoscia, depressione
  • confusione: il senso di lealtà verso i propri genitori si trasforma in un conflitto interno tra il desiderio di proteggere la madre e il rispetto o terrore verso il padre
  • paura e ansia alternate “nell’attesa” del successivo episodio di violenza
  • senso di colpa e senso di impotenza
  • vergogna che li porta a tenere il segreto su quanto accade in famiglia
  • rabbia con scarso controllo degli impulsi: a volte precipitano a maltrattamenti di “piccolo taglio” (maltrattamenti o uccisione di animali, maltrattamento dei fratelli più piccoli o dei compagni di scuola
  • perdita della fiducia sia negli adulti che in se stessi: la mancanza di fiducia di trasforma anche in difficoltà ad immaginare un futuro diverso
  • difficoltà scolastiche sia in termini di apprendimento sia come conseguenza dei loro disturbi comportamentali.

Spesso la paura di lasciare la casa /la madre non protetta comportano una riduzione della frequenza scolastica.

Altri tipi di disturbi sono:

  • disturbi comportamentali: possono assumere atteggiamenti aggressivi, iperattivi e auto o etero distruttivi
  • disturbi del linguaggio
  • disturbo nel controllo degli sfinteri
  • difficoltà relazionali all’interno della famiglia e nella vita sociale
  • maggiore rischio di suicidio o di tentativi di suicidio o pensieri di omicidio del genitore
  • comportamenti deviante, tossicomanie, alcoolismo,
  • Nei maschi la tendenza a riprodurre i comportamenti violenti del padre: “bullismo” con i compagni, comportamenti violenti con la madre, con gli amici e con le ragazze; il rischio di diventare violenti
  • Nelle femmine comportamenti passivi e remissivi: alto rischio di essere vittime dei loro partner, di fughe di casa e gravidanze precoci.
  • In alcuni casi di può sviluppare anche una sindrome postraumatica da stress complessa (Herman J.2005) con i tipici disturbi di ipervigilanza, presenza di pensieri intrusivi e intorpidimento mentale.

A cosa serve il Centro AntiViolenza?

Il Cav Centro AntiViolenza, è un servizio pubblico, gratuito che garantisce il completo anonimato.

L’obiettivo del CAV non è che la donna segua un percorso standard di uscita dalla violenza ma è quello di dare supporto e informazioni.

Al CAV ascoltano la donna e validano la sua esperienza, trovano una soluzione sia se lei decida di allontanarsi, sia che rimanga nella situazione.

L’obiettivo finale di tutti gli interventi è quello di contrastare la vittimizzazione.

Questo si ottiene valorizzando l’individualità della donna, le sue risorse, le sue capacità di auto-determinarsi e di instaurare relazioni basate sul rispetto, sulla parità di diritti, sull’autodeterminazione individuale.

Elemento peculiare della metodologia del Centro Antiviolenza è l’identificazione di genere, implicando un rimando positivo al proprio genere di appartenenza.

È la relazione tra la donna che ascolta e la donna che si racconta il tramite che permette a quest’ultima di raggiungere un percorso di realizzazione di sé.

La metodologia del CAV prevede che ogni azione, dall’attivazione di servizi, alle possibili denunce, separazione, o qualsiasi altra azione, venga intrapresa solo con il consenso della donna.

Al CAV si lavora sempre per il vantaggio della donna, secondo i presupposti della protezione, della riservatezza e anonimato e del non giudizio.

I servizi sono:

  • colloqui di accoglienza e ascolto
  • supporto psicologico
  • consulenza legale
  • gruppi di auto mutuo aiuto
  • colloqui di orientamento lavorativo e accompagnamento nel percorso di uscita dalla violenza.

Chi si rivolge al Cav?

La donna vittima di violenza o chiunque abbia bisogno di informazioni per aiutare un’amica, una sorella, una madre, una figlia, una collega.

Non può rivolgersi al CAV l’uomo maltrattante.

Nessuna informazione verrà mai data in merito alla donna che si rivolge al CAV se non si ha il suo consenso.

Sono aumentate le richieste di aiuto da quando c’è la pandemia? Perché?

Le richieste nel periodo di chiusura sono aumentate.

Questo perché le donne, non potendo uscire di casa, si sono trovate più spesso a restare sole con il maltrattante e quindi più isolate ed esposte ai comportamenti violenti.

Loro e i/le figli/e.

Al CAV abbiamo attivato la possibilità di sentirci e vederci con le videochiamate e questo le ha fatte sentire accolte.

Quali sono i CAV, Centri Anti Violenza, nelle Marche?

Pesaro

Centro Antiviolenza “PARLA CON NOI” ; Via Diaz n. 10, 61122 Pesaro – tel. 0721.639014

email: parlaconnoi@comune.pesaro.pu.it ;

Orario di apertura al pubblico:

Lunedì 8.30/12.30 – Mercoledì 8.30/12.30 – Giovedì 14.00/18.00 – Venerdì 9.00/11.00

Sportelli territoriali:

Urbino – via Sasso 122, 61029 (PU) – martedì 8.30/12.30

Cagli – via Lapis 10, 61043 (PU) – lunedì 8.30/12.30


Ancona

Centro Antiviolenza “DONNE E GIUSTIZIA” Tel. 071 205376 – Numero verde 800 032 810 via Cialdini n. 24/a Ancona – Reperibilità h 24 n.152- email: donne.giustizia@gmail.com;

Orario di apertura al pubblico:

Lunedì:10.00 /13.00 – 14.00/16.00 -Martedì:17.00/19.00 – Mercoledì:10.00/13.00- Giovedì:10.0013.00 Venerdì:15.00/17.00


Macerata

Centro Antiviolenza “SOS DONNA” – P.zza Mazzini n.36 Macerata- tel. 0733/1990133 con segreteria

n. verde nazionale h24 1522 –mail: cavsosdonna@comune.macerata.it .

Orario di apertura al pubblico:

Lunedì:09.00/12.00 -Martedì:15.00 /18.00 -Mercoledì:09.00/12.00-Giovedì:15.00/18.00 Venerdì:09.00/12.00- Sabato:09.00/12.00

Sportelli territoriali:

Sportello di Porto Recanati – C.so Matteotti 230- Giovedì 10.00/12.00 (info tel. 0733.1990133)

Sportello Castelraimondo -Via Damiano Chiesa 14 – Mercoledì 10.00/12.00

Sportello Civitanova Marche – Via Trieste n. 8 – lunedì 9.30/12.00 – mercoledì 9.30/12.00 venerdì15.00/19.00 sabato 9.30/12.30


Fermo

Centro Antiviolenza “PERCORSI DONNA”  Fermo tel. 800.21.58.09 Reperibilità h. 24 n. 1522  e-mail percorsidonna@ontheroad.coop

Orari di apertura al pubblico:

Lunedì      9.30/13.30 – c/o Comune di Pedaso

Martedì    9.30/14.30 – 15.30/17.30 c/o ATS XIX in Piazzale Azzolino n. 18 – Fermo

Mercoledì 9.30/13.30 – c/o PAT di Piazzale Marconi n. 14 – Sant’Elpidio a Mare

Giovedì     9.30/14.30  c/o ATS XIX in Piazzale Azzolino n. 18 – Fermo

Venerdì    12.00 /17.00 c/o PAT di Villa Murri – Porto Sant’Elpidio

Il primo mercoledì del mese lo sportello è aperto a Comunanza, nella sede dell’Unione Montana dei Sibillini.


Ascoli Piceno

Centro Antiviolenza “DONNA CON TE” numero verde 800.02.13.14 tel. 0736.358914 Segreteria tel. h24 V.le Marcello Federici c/o Consultorio Familiare Ascoli Piceno email: donnaconte@ontheroad.coop

Orari di apertura al pubblico:

Lunedì   16.00/19.00 –  Mercoledì 16.00/19.00 Consultorio – V.le M. Federici – Ascoli P.  tel. 0736.358914

Giovedì    9.30/12.30 Casa Ferrucci – Via S. Serafino da Montegranaro – Ascoli P. – tel. 0736.2442502

Martedì 14.30/18.30 – Mercoledì 9.30/12.30 -Venerdì 9.30/12.30 Consultorio – Via Manara 7 – S. Benedetto del Tronto – tel. 0735.85709-  Giovedì   15.00/17.00 presso Spazio Abilita, via I Maggio n° 147 – Spinetoli 


Se vicino a me non c’è un CAV, a chi posso rivolgermi per chiedere aiuto?

Puoi chiamare qualsiasi CAV oppure puoi comunque chiamare il numero nazionale 1522 che poi ti metterà in contatto con il cav più vicino a te.

Se in emergenza bisogna chiamare il 112.

Posso rivolgermi ad un CAV anche solo per una consulenza?

Certamente, puoi fare anche solo una chiamata e basta. Sei tu a decidere di cosa hai bisogno.


Diffondi queste informazioni tra le tue amiche, fai conoscere al maggior numero di donne possibile cosa significa violenza domestica e come comportarsi, anche per aiutare!

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