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Trasformiamo le scuole in rifugi climatici: una petizione lanciata dai genitori nelle Marche

Lanciata online da poco più di due settimane, è online la petizione “Trasformiamo le scuole in rifugi climatici“, e sono molti i genitori che hanno ricevuto un invito a firmarla.

Che cos’è esattamente questa richiesta? Cosa significa “Trasformiamo le scuole in rifugi climatici”?

Accolgo la richiesta di Laura Trucchia, promotrice della petizione e presidente del Coordinamento Genitori Democratici di Ancona, che mi ha chiesto di diffondere l’iniziativa e di spiegare alle famiglie che seguono mammemarchigiane di cosa si tratta esattamente.

Trasformare le scuole in rifugi climatici: cosa significa

La petizione è stata pensata da genitori, in particolare da mamme, che hanno cominciato a rendersi conto di quanto siano inadeguati gli ambienti scolastici rispetto al grande cambiamento climatico con cui ci troviamo ad avere a che fare, nostro malgrado.

Le nostre scuole sono ospitate in edifici inadeguati a sostenere il gran caldo che ormai non è più una condizione eccezionale, ma una nuova normalità, sempre più difficile da sostenere.

In molte scuole la situazione diventa critica già da fine aprile e resta così fino a metà ottobre, date le ondate di calore sempre più frequenti.

Le scuole non chiudono ad inizio giugno, ma restano aperte molto più a lungo: i bambini dell’infanzia vanno avanti fino al 30, e poi ci sono i ragazzi che sostengono gli esami di terza media e di maturità, quelli che frequentano i corsi e sostengono gli esami di recupero (i corsi ci sono fino a luglio in molte scuole e gli esami alla fine di agosto).

Senza parlare ovviamente delle segreterie, del personale amministrativo e dei professori: le scuole infatti non chiudono praticamente mai, se non il giorno di ferragosto.

In questo scenario, non è più possibile che gli studenti e i lavoratori della scuola si trovino in ambienti del tutto inadeguati.

La situazione degli edifici scolastici

Sappiamo bene che molti edifici scolastici sono climaticamente vecchi e inadatti ad affrontare la situazione attuale.

Si parte dai cortili pavimentati e senza spazi ombrosi, mancanza di alberi, passando poi per tetti piani e con superfici scure, assenza di schermature solari, mancanza di ventilazione adeguata, sistemi di raffreddamento e impianti appositi.

Anche gli edifici più nuovi o ristrutturati hanno fatto attenzione soprattutto alla gestione invernale degli edifici, trascurando del tutto le problematiche estive.

Tutto questo contribuisce a generare situazioni di forte disagio, che possono spingere anche a chiusure preventive delle scuole, generando dunque povertà educativa e forti differenze tra chi può e non può permettersi di vivere in ambienti adeguati al clima.

Perché nelle aziende e negli uffici dove si lavora sembra inconcepibile non avere l’aria condizionata e condizioni adeguate anche a sostenere il gran caldo, mentre nelle scuole questo è accettato?

Oltre al fatto che anche le scuole sono ovviamente posti di lavoro.

La petizione Trasformiamo le scuole in rifugi climatici

In questo contesto, la petizione lanciata dai genitori vuole inserirsi con forza nell’opinione pubblica, spingendo le amministrazioni a rivedere del tutto le politiche finora scelte al riguardo.

I promotori dell’iniziativa intendono dunque chiedere alle amministrazioni e anche alle famiglie e alle scuole una serie di azioni volte a cambiare questa situazione.

Riporto qui il testo della raccolta firme:

Il problema

Il caldo estremo nelle scuole non è più un’emergenza occasionale. È una condizione sempre più frequente, sempre più lunga e sempre più grave.

Le ondate di calore arrivano prima, durano di più e si protraggono oltre l’estate. Molti edifici scolastici diventano invivibili già da aprile e restano critici fino a ottobre.

Questo riguarda bambine e bambini dei nidi e delle scuole dell’infanzia, studentesse e studenti delle scuole primarie e secondarie, ragazze e ragazzi impegnati negli esami, insegnanti e personale scolastico.

Non possiamo più trattare tutto questo come una fatalità.

Il caldo nelle scuole è la conseguenza di anni di sottovalutazione del riscaldamento globale e di sottofinanziamento strutturale della scuola pubblica.

La situazione degli edifici scolastici

Molti edifici sono climaticamente vecchi e inadeguati: cortili pavimentati e senza ombra, pochi alberi, tetti piani con superfici scure che accumulano calore, assenza di schermature solari esterne, ventilazione insufficiente, mancanza di sistemi di raffrescamento efficienti e di impianti fotovoltaici che potrebbero alimentarli.

In troppi casi, anche le riqualificazioni energetiche più recenti hanno guardato quasi esclusivamente al risparmio invernale, trascurando il comfort estivo.

Un cappotto termico, se non accompagnato da schermature, ventilazione, ombreggiamento, controllo dell’irraggiamento e corretto smaltimento del calore, può non risolvere il problema del surriscaldamento interno.

Aumento delle diseguaglianze

La crisi climatica non colpisce tutte e tutti allo stesso modo. Aumenta le diseguaglianze tra chi può permettersi strumenti privati di protezione e chi resta esposto al caldo.

Questo vale anche per le famiglie, per i bambini, per gli adolescenti, per le persone fragili e per chi non ha case adeguatamente raffrescate.

La risposta non può essere chiudere le scuole prima, aprirle più tardi o allungare ulteriormente la pausa estiva.

Già oggi la chiusura estiva di tre mesi e mezzo mette molte famiglie in seria difficoltà. Produce povertà educativa, costi elevati per centri estivi e attività, impoverimento economico, rinunce lavorative e un ulteriore carico di cura sulle donne.

Estendere le chiusure a causa del caldo significherebbe scaricare ancora una volta il problema sulle famiglie e sulle persone più vulnerabili.

La proposta

Chiediamo di capovolgere la prospettiva.

Le scuole devono diventare presìdi climatici pubblici: edifici freschi, sicuri, accessibili e aperti alla comunità.

Luoghi in cui sia possibile apprendere in condizioni dignitose durante tutto il calendario scolastico e che, nei mesi estivi, possano ospitare attività educative, ricreative, culturali e sociali.

Posti capaci di offrire rifugio climatico anche ad altre fasce della popolazione, come anziani e persone fragili.

Un edificio pubblico ben progettato, ombreggiato, ventilato, alimentato da fonti rinnovabili e climatizzato in modo efficiente può proteggere molte persone con un impatto ambientale ed economico inferiore rispetto alla moltiplicazione di soluzioni private e individuali.

La richiesta

Per questo chiediamo:

  1. alla Regione di farsi portavoce presso il Governo per lo stanziamento di risorse adeguate all’adeguamento climatico degli edifici scolastici;
  2. ai Comuni e alle Provincie di riconoscere questa come una priorità urgente, programmando interventi su tutti gli edifici scolastici di propria competenza;
  3. alle strutture tecniche degli enti pubblici di rivedere i progetti presenti e futuri secondo criteri di resilienza climatica, comfort estivo, sicurezza e sostenibilità;
  4. agli Ordini professionali degli Ingegneri e degli Architetti e alle Università di promuovere formazione specifica sulla progettazione bioclimatica, sostenibile e resiliente ai cambiamenti climatici;
  5. al personale della scuola di contribuire, insieme a studenti e famiglie, a portare questa richiesta nei luoghi sindacali, istituzionali e scolastici;
  6. a studentesse e studenti di far sentire la propria voce nelle assemblee, nei consigli e nel confronto con le istituzioni;
  7. alle famiglie di non cedere alla stanchezza o all’indifferenza, ma di informarsi, organizzarsi, fare rete e pretendere soluzioni giuste per tutte e tutti.

Chiediamo un piano concreto per trasformare le scuole in rifugi climatici: con ombreggiamenti, alberature, schermature solari, ventilazione, pompe di calore, raffrescamento efficiente, vetri performanti, impianti fotovoltaici, materiali adeguati e spazi esterni finalmente vivibili.

La buona notizia è che si può fare. La cattiva notizia è che non abbiamo alternative.

Se non interveniamo ora, avremo scuole sempre più calde, chiusure sempre più frequenti, famiglie sempre più sole, diseguaglianze sempre più profonde e comunità scolastiche costrette a vivere in ambienti indecenti.

Il silenzio, anche quando nasce dalla stanchezza o dalla paura, viene letto come accettazione.

Noi non accettiamo che la scuola pubblica diventi un luogo invivibile.

Firmiamo per chiedere scuole fresche, sicure, aperte, giuste. Firmiamo per trasformare gli edifici scolastici in presìdi climatici per tutta la comunità.

CGD – Ancona

Come firmare la petizione

Per firmare la petizione basta accedere alla pagina dedicata nel sito change.org e lasciare i propri dati. Si riceverà poi una mail di conferma che andrà cliccata e poi si potrà scegliere di condividere l’iniziativa.

Questo l’indirizzo per lasciare la propria firma: clicca qui per firmare la petizione

Finora hanno contribuito circa 400 persone. Il primo step da raggiungere è di 500 firme, ma ovviamente l’obiettivo è quello di coinvolgere il numero più grande possibile di persone interessate al cambiamento proposto.

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