Vale Vitelli partorire pandemia ospedale ascoli

Continua la serie di racconti delle mamme che hanno dovuto partorire durante la pandemia negli ospedali marchigiani.

È la volta di due mamme che hanno dato alla luce i loro bambini andando a partorire all’ospedale di Ascoli Piceno negli scorsi mesi.

Si tratta di Vale e Silvia, due mamme di Ascoli Piceno, che hanno scelto l’ospedale cittadino per il loro parto.

Entrambe hanno partorito all’inizio della pandemia e leggendo i loro racconti si può rivivere il passaggio a misure di contenimento via via sempre maggiori.

Da allora sono passati diversi mesi, ma il ricordo delle loro esperienze segnerà di certo per sempre un momento cruciale delle proprie vite.


Il primo racconto è dell’ascolana Vale Vitelli, che ha dato alla luce il suo primo bimbo il 7 marzo 2020.

L’attesa di Vale è andata molto bene, fortunatamente senza nessuna preoccupazione.

Giunto il momento del parto, la futura mamma era un po’ in pensiero soprattutto della pausa dal lavoro che si sarebbe presa, avendo una ditta individuale.

Non avrebbe di certo immaginato che di lì a poco la situazione di tutto il mondo sarebbe cambiata drasticamente.

Vale, Avevi paura di andare in ospedale a partorire per via del Covid?

Io sono entrata in ospedale nel preciso istante in cui tutto è iniziato.

Ho partorito il 7 marzo, fortunatamente con mio marito, ma poi sono rimasta 10 giorni per dei controlli.

Mio figlio era stato ricoverato al neonatale il 9 marzo, giorno in cui  hanno chiuso tutto, e quindi a quel punto poteva entrare solo e unicamente mio marito per 10 minuti scarsi.

Ti sei sentita sostenuta in ospedale? Da quali figure?

Si sono stati tutti bravissimi, dalle ostetriche ai dottori, dalla dottoressa De Lellis al dottor Grassi.

Quali misure di contenimento sono state adottate?

All’inizio della pandemia igienizzavano tutto ogni giorno, dai letti ai bagni, ai tavoli c’era l’igienizzante per le mani.

Hanno iniziato le infermiere a mettere le mascherine, i guanti ecc… anche se all’inizio erano praticamente introvabili.

Vale Vitelli partorire in pandemia ospedale di Ascoli
Vale Vitelli

Eri spaventata prima di partorire?

Quando ero in ospedale si, perché quando sono stata ricoverata c’è stato il primo caso di un paziente Covid nella struttura ed anche perché non si sapeva ancora cos’era e come ci si doveva comportare.

I dubbi quindi ti venivano tutti, specialmente perché sono stata tanti giorni in ospedale e si aveva paura anche che potesse essere contagiato mio figlio.

Quando avete potuto rivedere amici e parenti per far conoscere il nuovo nato?

I nonni e gli zii fortunatamente lo hanno potuto vedere il giorno che è nato e basta.

Poi siamo rimasti a casa per tre mesi, perché eravamo nel pieno della pandemia, nel lockdown, e lo hanno potuto rivedere quando hanno riaperto tutto.

Per fortuna i telefoni e le videochiamate per vederlo crescere.

L’unica cosa bella del lockdown è stata che ci siamo goduti nostro figlio unicamente io e mio marito.

Hai avuto il Covid? Ce l’ha avuto qualche tuo familiare o conoscente stretto? Questo ha influito sui tuoi timori in vista del parto?

La zia di mio marito è morta a Bergamo il giorno dopo che è nato mio figlio e quindi non ha saputo della sua nascita tanto attesa nella nostra famiglia.

In vista del parto non ho avuto timori perché, come dicevo, ad Ascoli ancora non c’erano stati casi.

Ci sono state delle criticità, secondo te, nel protocollo ospedaliero?

Secondo me hanno cercato di fare come meglio potevano.

Unico problema è stato che nel momento iniziale della pandemia medici ed infermieri si sono ritrovati a doversi contendere le protezioni, mascherine e guanti, perché introvabili ovunque.

Quali pensieri hai riguardo al futuro della vostra famiglia in questo periodo difficile?

Io e mio marito, facendo due lavori autonomi, abbiamo paura di ammalarci e quindi di doverci mettere in quarantena e non sapere come andare avanti sia per la famiglia che per il lavoro.

Abbiamo paura di trasmettere il virus a nostro figlio ancora piccolo, ai nonni che comunque sono a contatto con noi sempre, in quanto accudiscono nostro figlio quando lavoriamo.

Spero presto che questo vaccino faccia effetto o che almeno riesca a contenere di più il contagio, perché in questo momento non ti puoi fidare di nessuno, nemmeno del parente, in quanto potrebbe contagiarti.

Ultimamente noi stiamo facendo solo casa – lavoro, lavoro – casa e vediamo unicamente i nonni.

Speriamo di passare presto questo brutto periodo e ricominciare a rivedere amici e parenti in tranquillità, senza stare con l’ansia e poter di nuovo viaggiare e spostarsi, in quanto vorrei far conoscere a mio figlio tanti posti e fargli fare amicizia con altri bambini.

Anche perché nostro figlio ha anche parenti fuori regione che non l’hanno ancora conosciuto, quindi tutti speriamo nel 2021 di poterlo fare.

Vuoi aggiungere qualcosa?

Si voglio augurare un 2021 pieno di speranze, felicità e tranquillità per tutti, sia per noi adulti, sia per gli anziani ma soprattutto per i nostri bambini che se lo meritano!


Nascere a Pasqua in tempo di Covid: la speranza nella nuova vita

Anche Silvia è ascolana e anche lei ha partorito all’Ospedale Mazzoni di Ascoli Piceno.

La sua seconda bimba è nata nella notte tra Pasqua e Pasquetta, il 13 aprile 2020.

Silvia, come hai vissuto la gravidanza?

La gravidanza è andata benissimo fino alla chiusura di marzo, poi chiaramente l’ultimo periodo, vissuto in modo cosi anomalo, è stato difficoltoso e pesante psicologicamente più che fisicamente.

Avevi dei timori prima di partorire? Di cosa avevi più paura in attesa?

La mia più grande paura era che l’ospedale non fosse sicuro, che i dottori non fossero disponibili perché magari contagiati, o che comunque la situazione potesse degenerare da un giorno all’altro, visti i numeri elevati di quel periodo…

Hai dovuto partorire in una struttura diversa da quella che avevi scelto per via del Covid?

Inizialmente avevo deciso per l’ospedale di S. Benedetto del Tronto, in quanto volevo avere a disposizione l’opzione di poter effettuare l’epidurale, che ad Ascoli non è ancora garantita.

Avevo infatti iniziato il corso preparto al consultorio di San Benedetto (2 lezioni soltanto) e fatto anticipatamente il colloquio con l’anestetista, poi però, quando hanno destinato l’ospedale Madonna del Soccorso ai pazienti Covid, chiaramente ho dovuto cambiare programma e partorire ad Ascoli.

Com’è andata con i controlli preparto?

Ho fatto l’ultima visita programmata a marzo, poi con la mia dottoressa  abbiamo deciso di evitare ulteriori controlli se tutto continuava a procedere nella norma e di aggiornarci telefonicamente sugli esiti delle ultime analisi e degli esami.

Com’è andato il parto?

Sono stata molto fortunata, ho cercato di restare a casa il più possibile con le contrazioni, ed una volta arrivata in ospedale ho partorito abbastanza velocemente, la mascherina è stata sicuramente pesante da indossare in quei momenti...

Mio marito mi ha lasciato al parcheggio del pronto soccorso, gli hanno fatto lasciare la mia valigia all’ingresso e poi l’hanno consegnata in reparto tramite un operatore: io sono entrata da sola.

Una volta nata la bimba, da qualche giorno concedevano la possibilità di far entrare il papà entro le 2 ore successive al parto per circa 30 min., ma nel mio caso, essendo le 4 di notte, mio marito, dopo avermi accompagnato, è tornato a casa ed è poi rimasto con l’altro bimbo, non avendo modo di lasciarlo.

In ospedale la situazione era abbastanza “caotica” ma gestita bene, sicuramente il personale era molto indaffarato poiché c’erano ovviamente tante pazienti, raccogliendo sia le donne di Ascoli sia quelle di S. Benedetto ma comunque ho trovato disponibilità in generale.

Quali misure di contenimento sono state adottate?

Come detto precedentemente, il reparto era parecchio “affollato”, nella mia stanza eravamo in 3 mamme più le 3 relative culle dei neonati.

Tenevamo la mascherina h24 ma condividevamo comunque il bagno, i pasti e lo spazio che per forza di cose era molto limitato.

Comunque mascherina sempre addosso, igienizzanti e non si usciva dalla stanza o dal reparto se non per visite particolari o necessità, credo sia stato fatto il possibile per gestire la situazione al meglio.

Eri spaventata prima di partorire?

No spaventata no, ma in costante tensione si.

Quando avete potuto rivedere amici e parenti per far conoscere il nuovo nato?

Siamo state dimesse 2 giorni dopo, ma praticamente soltanto una volta arrivata l’estate abbiamo avuto occasione di rivedere parenti e amici un po’ alla volta, cercando sempre di evitare situazioni di rischio, per cui magari all’aperto o in ampi spazi.

Ci sono state delle criticità, secondo te, nel protocollo ospedaliero?

No, per quanto riguarda i miei giorni di ricovero non posso criticare nulla.

Vista la situazione drammatica, per quanto possibile, credo veramente che sia stato gestito tutto nel migliore dei modi.

L’unico neo sul quale io personalmente ho avuto grande grande difficoltà, ma si tratta di protocollo ospedaliero fino ad un certo punto, è stato il controllo post nascita che solitamente si fa in ospedale ai 7-8 gg di vita, ma che, vista la situazione, mi è stato detto di effettuare direttamente con il mio pediatra, essendo la bimba la mia seconda figlia.

Ho avuto difficoltà in quanto, vista la situazione Covid, le visite si effettuavano principalmente soltanto in casi di emergenza o necessità.

Chiaramente, in una situazione già pesante di suo, ci siamo sentiti abbastanza in apprensione poiché privi di punti di riferimento importanti per la fase che stavamo vivendo con la nuova arrivata.

Quali pensieri hai riguardo al futuro della vostra famiglia in questo periodo difficile?

Il pensiero ricorrente è se e quando si tornerà a vivere una “banale” ma ambitissima normalità… al non avere quella costante sensazione di amarezza e timore addosso.

Vorrei  non sentire più ripetere da mio figlio che per colpa del Coronavirus non possiamo invitare a casa un amichetto per giocare, riavere pian piano tutte le cose più semplici che in un normale contesto risultano scontate.

Per questioni di salute della piccolina ho necessità di tornare frequentemente in ospedale e per il futuro mi auguro di poterci andare più serenamente, anche semplicemente assistere ad una sua visita insieme al papà sarebbe già tanto, il non dover affrontare ancora per molto tutto ciò singolarmente.


Diverse altre mamme hanno inviato i loro racconti e nei prossimi giorni continuerò a pubblicare altri articoli, che descriveranno le loro esperienze negli ospedali della Regione.

Qui le prime storie pubblicate:

Partorire in pandemia: mamme marchigiane raccontano – prima puntata

Partorire in pandemia: ancora all’ospedale di Macerata – seconda puntata


Vuoi promuovere la tua attività su mammemarchigiane.it?

Diventa partner! Clicca qui